Brutte notizie per gli amanti del sushi. Il pesce crudo, piatto simbolo della cucina giapponese, potrebbe infatti scomparire dalle tavole di tutto il mondo a causa della pesca insostenibile, una piaga che interessa anche il nostro Mediterraneo. A lanciare l’allarme è Jiro Ono, cuoco giapponese di fama mondiale che ha fatto del sushi il suo piatto forte.

Lo chef nipponico nei giorni scorsi ha rilasciato un’intervista che ha messo in allarme i cuochi di tutto il mondo e gli amanti del sushi. Secondo Jiro Ono, negli ultimi anni è diventando sempre difficile reperire tonno rosso di alta qualità, tra le specie ittiche più utilizzate per preparare il sushi. Per l’anziano cuoco giapponese, la situazione è destinata a peggiorare di anno in anno e il futuro dei ristoranti di pesce si prospetta nero.

Jiro Ono gestisce uno dei ristoranti più rinomati di Tokyo, il Sukiyabashi di Ginza, insignito delle tre stelle Michelin. In tanti anni di carriera culinaria, lo chef non si era mai trovato così in difficoltà nel reperire tonno di alta qualità per preparare le sue prelibatezze. Ultimamente il cuoco rivela di fare fatica non solo a reperire pesce pregiato, ma anche a rifornirsi di pesce di una qualità che sia almeno accettabile.

La causa della scarsità di pesce è da ricercare nel sovrasfruttamento degli stock ittici. Oltre il 90% delle risorse ittiche mondiali è soggetto a pesca eccessiva, con metodi invasivi, spesso illegali, e stagioni di pesca troppo lunghe che minacciano il ripopolamento.

Il tonno rosso è certamente una delle specie marine più colpite dalla pesca eccessiva. Molte popolazioni hanno subito un calo del 96% negli ultimi anni. La scarsità sempre maggiore ha fatto lievitare i prezzi, rendendo sempre più costoso e inaccessibile ai più il sushi. Pensate che nel 2013 un esemplare di 227 kg è andato all’asta per 1,8 milioni di dollari.

Nei prossimi anni, visti i costi astronomici del tonno e la scarsa reperibilità di pesce di qualità, gli chef avranno davanti un’unica opzione: rifornirsi presso gli allevamenti. Il sushi, però, non sarebbe più lo stesso e non avrebbe né lo stesso sapore né le stesse proprietà nutrizionali di quello preparato con pesce selvaggio.

I pesci allevati in cattività subiscono numerosi trattamenti a base di antiparassitari e antibiotici che si accumulano nell’organismo dei consumatori. Senza contare che l’acquacoltura è un’attività tra le più inquinanti con un alto impatto ambientale.

14 gennaio 2015
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I vostri commenti
carla, giovedì 15 gennaio 2015 alle12:00 ha scritto: rispondi »

E' il sushi che ha danneggiato la pesca, non meno della grande distribuzione a quando la decrescita ?????

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