Per tutelare la biodiversità marina, preservare le economie costiere e proteggere l’intera catena alimentare bisogna praticare una pesca sostenibile con metodi selettivi e poco distruttivi. Purtroppo l’Europa, da sempre tra i continenti più attenti alla sostenibilità ambientale, non sta dando il buon esempio. La denuncia dei danni perpetrati dalla flotte europee ai mari di tutto il mondo arriva da Greenpeace.

Gli attivisti hanno redatto un nuovo rapporto, dal titolo che è già una denuncia: “Monster Boats, flagello dei mari”. Secondo i dati diffusi dagli ambientalisti la flotta di pescherecchi dell’Unione Europea è capace di andare oltre due o tre volte i limiti della pesca sostenibile, razziando le acque marine e oceaniche. In una sola battuta di pesca il bottino può sfiorare le 2 mila tonnellate di tonno.

I metodi impiegati dai pescherecchi non sono tra i più sostenibili. Basti pensare che molte navi impiegano il sistema di aggregazione per pesci, noto come FAD, tra le tecniche più distruttive e deleterie per gli ecosistemi marini. Il Governo europeo deve fare al più presto qualcosa per proibire l’impiego di questi mezzi. L’appello è stato lanciato da Serena Maso, attivista che cura le campagne per la tutela del mare avviate da Greenpeace Italia:

I governi europei non possono chiudere gli occhi di fronte alla pesca eccessiva e spesso illegale. Devono eliminare dalle loro flotte industriali quei mostri che stanno svuotando i nostri mari e sostenere invece i pescatori artigianali che pescano in modo sostenibile.

I “mostri dei mari” a cui si riferisce Greenpeace attualmente sono venti. Fortunatamente nessuno fa parte della flotta italiana, ma ciò non esclude che i consumatori italiani consumino prodotti ittici pescati da questi megapescherecci.

Da qui l’appello di Greenpeace alle aziende della filiera del tonno, affinché acquistino solo pesce pescato in modo sostenibile. Greenpeace nel report ricorda quali sono le terribili conseguenze della pesca eccessiva:

Recenti dati FAO indicano che il 90% degli stock ittici mondiali sono pienamente o eccessivamente sfruttati. Stessa sorte anche per il nostro Mediterraneo: il 96% delle specie di fondale è soggetto a sfruttamento eccessivo e per gli stock di acque intermedie come la sardina e l’acciuga, la percentuale è del 71%.

5 novembre 2014
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, mercoledì 5 novembre 2014 alle23:48 ha scritto: rispondi »

Troppa gente da sfamare, purtroppo sarà sempre peggio.

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