La pertosse è una malattia infettiva molto contagiosa. È causata dal batterio Bordetella pertussis: secondo le informazione note fino ad oggi, quest’ultimo infetterebbe solo l’uomo. La fonte di contagio, pertanto, è solo il contatto uomo-uomo.

In genere la malattia si contrae nella prima infanzia ma, a differenza di altre infezioni tipiche di quell’età, non determina immunità permanente. Nel corso della vita, di conseguenza, un individuo potrebbe ammalarsi nuovamente. Nella maggior parte dei casi, sia nei bambini che negli adulti, la malattia si risolve nell’arco di 15-20 giorni. Alla stessa famiglia del batterio causa della pertosse appartiene anche il Bordetella parapertussis, che causa un’infezione simile ma caratterizzata dai sintomi molto più lievi.

La pertosse è diffusa in tutto il mondo e le epidemie possono essere prevenute con l’impiego del vaccino. Nelle aree del mondo in cui l’immunizzazione ottenuta con il vaccino è scarsamente diffusa, si hanno epidemie di pertosse ogni 2-4 anni. In questi casi, la malattia colpisce persone di tutte le età, ma in prevalenza bambini di età inferiore ai 5 anni. Nei più piccoli, ossia fino a 1 anno, l’infezione risulta mortale nell’1-2% dei casi. Le complicazioni che comportano l’esito fatale sono per la maggior parte polmonari e cerebrali, che si manifestano con crisi convulsive ed encefaliti. La gravità è massima anche nei soggetti anziani.

=> Scopri i consigli per la tosse secca persistente


La malattia si trasmette per via aerea, soprattutto nella fase dell’iniezione, in cui è massima la produzione catarrale, e nella fase precoce. Oltre questi due momenti di picco, la pertosse è comunque contagiosa: i pazienti che ne sono affetti perdono la possibilità di infettare altri individui dopo 3 settimane dalle fase parossistica, ossia dal momento di massima intensità.

Sintomi

La pertosse si manifesta come una comune infezione delle vie aeree superiori. All’esordio, causa tosse lieve, accompagnata in genere da febbre piuttosto bassa e intensa secrezione nasale. Dopo 7-14 giorni, la tosse diventa intensa e persistente ed è associata a evidenti difficoltà respiratorie. La tosse parossistica o spasmodica è riconoscibile per il classico “urlo” finale, un rantolo che viene anche definito “canto di gallo”. La tosse convulsiva, nei casi più gravi e in assenza di adeguato trattamento, può causare apnea, cianosi e vomito.

I primi sintomi si manifestano dopo 10 giorni dal contatto con il Bordetella pertussis. Il decorso si può dividere in tre fasi, della durate complessiva di 7-10 settimane: catarrale, parossistica, convalescente. Nei bambini molto piccoli e nei soggetti più deboli sono molto comuni le sovra-infezioni batteriche, che causano la contemporanea insorgenza di otiti, bronchiti e polmoniti.

=> Scopri la differenza tra tosse secca e tosse grassa


La diagnosi della malattia spetta al medico, che può avere la certezza dell’ipotesi diagnostica solo con la prescrizione di un test di laboratorio per l’identificazione del batterio responsabile. Il campione di catarro da analizzare viene prelevato con tampone rino-faringeo.

Terapia

La terapia si basa sull’impiego degli antibiotici macrolidi, soprattutto eritromicina o azitromicina. Il farmaco di seconda linea è l’associazione trimetoprim/sulfametossazolo. In fase catarrale, i farmaci sono molto utili nel modificare l’andamento della malattia, mentre alla comparsa della tosse parossistica il loro impiego è giustificato dalla riduzione della diffusione dell’infezione.

Il trattamento adeguato della malattia è essenziale in quanto le sue complicanze sono piuttosto gravi. Tra queste emorragie cerebrali, oculari, cutanee e mucose. Le prime possono causare paralisi spastica, ritardo mentale e altri gravi disturbi neurologici.

Prevenzione

Il vaccino, efficace per la prevenzione della malattia e della diffusione della stessa, è stato sviluppato prima con batteri interi inattivati dal calore. La somministrazione di questo vaccino è molto spesso associata a quello antidifterico e antitetanico. Nel nostro Paese, si tratta di una vaccinazione non obbligatoria, nei bambini a partire all’ottava settimana di vita. La somministrazione prevede più dosi di richiamo: la seconda e la terza vengono somministrate dopo 6-8 settimane e un’ultima dose a due anni di vita. I vaccini impiegati oggi sono invece acellulari: questo li rende meglio tollerati. Una nuova in somministrazione alcuni casi viene consigliata a 19-20 anni e prima della gravidanza.

=> Scopri come prevenire il contagio da influenza


La vaccinazione non assicura immunità permanente: questa tende a ridursi dopo 5-10 anni. Né la vaccinazione, né la malattia naturale, conferiscono un’immunità protettiva per tutta la vita contro la pertosse o nuove infezioni.

19 ottobre 2017
Lascia un commento