Una causa legale per riconoscere la personalità giuridica di uno scimpanzé e allontanarlo, così, dalla vita di reclusione a cui da anni è costretto. È la singolare iniziativa che l’associazione no-profit Nonhuman Rights Project sta conducendo in quel di New York, con una domanda formale avanzata alla Corte di Stato. Gli esiti, però, sono ancora incerti.

Il tutto nasce dalla triste storia di Tommy, una scimmia di 26 anni costretta da decenni in gabbia, di proprietà di due allevatori privati. Dopo averne constatato le precarie condizioni di vita – pare l’animale sia detenuto in una “gabbia scura e piccola di cemento, all’interno di un riparo di roccia” – e l’impossibilità di provvedere altrimenti al suo rilascio, l’associazione ha deciso di tentare le vie legali. Riconoscere la personalità giuridica del primate, affinché venga immediatamente liberato.

Tommy è una persona giuridica cognitivamente complessa e quindi detiene il diritto legale di non essere imprigionato. […] Gli scimpanzé possiedono complesse abilità cognitive che solitamente sono severamente protette quando rilevate negli esseri umani. Non vi è motivo, perciò, che non vengano protette anche negli scimpanzé.

Questa la dichiarazione di Steven Wise, il presidente di Nonhuman Rights Project. Non è però solo Tommy il destinatario di questa causa, ma anche altri tre suoi compagni: Kiko, una scimmia di 26 anni rinchiusa nei pressi delle Cascate del Niagara, ed Hercules e Leo, due ex primati impiegati per la ricerca scientifica e ora custoditi all’Università Stony Brook di Long Island.

L’associazione ha rintracciato Tommy lo scorso ottobre, dopo aver letto un articolo di cronaca inerente ai due proprietari. I due, appassionati di animali esotici in quel di Gloversville, avrebbero attirato le attenzioni della stampa per il gran numero di animali ospitati presso la loro tenuta.

Non si muoveva, non ti guardava, sembrava depresso.

Le chance di poter ottenere il riconoscimento della personalità giuridica dello scimpanzé non sono molto vaste, ma l’associazione sottolinea come si tratti solo della prima di una campagna legale strategica. Appellandosi ai principi della common law – dove, in via del tutto semplificata, le decisioni dei giudici non provengono unicamente da un compendio di norme scritte piuttosto dall’analisi delle precedenti sentenze e del principio di equità – il gruppo promette di “riempire le corti”. Questo finché un giudice non riconoscerà quanto di sperato, impostando così un precedente per le successive cause.

David Favre, esperto di legge animale per la Michigan State University, spiega però come l’argomento sia complesso e, pertanto, tutt’altro di facile risoluzione.

Il nodo qui è capire se un scimpanzé sia una “persona” che può avere accesso a queste leggi.

4 dicembre 2013
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