COP19 di Varsavia: chi pagherà i danni climatici?

Di Andrea Ferrandi, Italian Climate Network

Pochi giorni prima dell’inizio della Conferenza delle Parti sul clima di Varsavia (COP19), il tifone Haiyan ha devastato le Filippine causando migliaia di morti e provocando ingenti danni economici. La tragedia ha attratto l’attenzione dei media a livello internazionale e ha avuto un effetto anche sulle negoziazioni sul clima, intensificando le negoziazioni di Varsavia per cercare di raggiungere un accordo concreto sulla cosiddetta questione “loss and damage” (perdite e danni “climatici”).

La discussione, diventata oggi uno dei temi principali della conferenza, era nata alla COP di Cancun, ma è poi stata ufficializzata solo l’anno scorso a Doha con l’impegno delle Parti a sviluppare un meccanismo per “affrontare i danni derivanti dal cambiamento climatico nei Paesi in via di sviluppo”. In linea generale il sistema proposto prevedeva un aiuto da parte dei paesi industrializzati sia in termini finanziari e sia in termini di sviluppo e competenze. Questa trattativa però presenta ancora numerosi punti interrogativi.

Primo su tutti il tema della responsabilità. È indubbio che le catastrofi derivanti da eventi meteorologici stanno aumentando e che questo trend è in linea con le previsioni degli esperti ambientali, ma attribuire tutta la responsabilità ai cambiamenti climatici non sarebbe corretto. Le variabili sono tante, tra cui una scorretta gestione del territorio in alcuni casi, e soprattutto sono difficilmente quantificabili. Oltre a ciò si pone il problema dei cambiamenti a lungo termine come l’innalzamento del livello del mare, la cui gestione e pianificazione è notevolmente più complessa rispetto a un singolo avvenimento.

Il meccanismo Loss and Damage inoltre è strettamente legato alle azioni di Adaptation and Mitigation: maggiore sarà l’efficacia di queste due azioni “preventive” e minori saranno gli interventi di riparazione futuri. Quindi, dove investire?

La discussione continua: i Paesi che si prospetterebbero riceventi dell’aiuto si schierano a favore del loss and damage, mentre i Paesi industrializzati rimangono molto cauti sul tema, se non apertamente contrari.

La sensazione è che la COP19 non porti a un accordo definitivo su chi pagherà i danni climatici, tema che probabilmente sarà rinviato a Parigi 2015; ci si aspetta comunque importanti progressi sul tema per costruire basi solide su cui lavorare, nelle riunioni in corso oggi, nell’ultima giornata di negoziazione.

22 novembre 2013
I vostri commenti
Giuliano Ceradelli, venerdì 22 novembre 2013 alle23:33 ha scritto: rispondi »

Attribuire ai paesi industrializzati (che hanno comunque sempre aiutato i paesi in difficoltà come sta avvenendo in questi giorni con le Filippine) la causa dei danni climatici è pura demagogia. Il clima sta cambiando come ha sempre fatto da millenni e millenni e senza l'aiuto dell'uomo e non è stato registrato alcun riscaldamento globale negli ultimi 15 anni (lo ha dovuto ammettere a malincuore anche l'IPCC). Pertanto la richiesta di loss&damage dei paesi del sud del mondo non ha alcun fondamento nè logico, nè scientifico per cui Parigi di domani si chiuderà come Varsavia di oggi: non c'è trippa per i gatti! A meno vinca la fazione di quelli che vogliono introdurre, come ha annunciato la Figueres, una nuova governance mondiale, basata sulla redistribuzione delle ricchezze, ma è un film già visto nella Repubblica Sovietica prima della caduta del muro e non ha funzionato.

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