Intrigati dai documentari sull’ambiente, sarà capitato a tutti di imbattersi nelle dinamiche che animano la natura, in particolare le regole e le interazioni all’interno di un gruppo di animali. Un esempio classico è dato dai coyote: questi particolari animali molto simili ai lupi ma dal formato più ridotto, che popolano le zone dell’America settentrionale e centrale. Questi carnivori e mammiferi sono noti per il loro linguaggio piuttosto chiassoso, fatto di ululati, versi stridoli e latrati. Oltre al classico abbaiare che li fa rientrare nella famiglia Canidae in qualità di Canis latrans.

In apparenza rumorosi, in realtà questi lupi mignon utilizzano un linguaggio piuttosto complesso, una sonorità composta da sfumature articolate e affascinanti. Quello che all’apparenza risulta un caos fatto di versi, in realtà è un dialogo attivo, che i membri di un branco mettono in atto tra di loro. I piccoli ad esempio imparano i vocalizzi proprio dalla madre. Secondo gli studiosi l’abbaio e l’ululato servono a definire la posizione del branco, la distanza e a riconoscersi tra simili. Infatti molte osservazioni sul campo avrebbero evidenziato la presenza di una serie di diversificazioni linguistiche, un insieme di tanti dialetti diversi che differenzierebbero i gruppi di appartenenza. Il dialogo quotidiano si compone perciò di sbuffi, versi, lamenti e piccoli ruggiti non sempre intercettabili dall’uomo.

Coyote animale intelligente e da branco

A dispetto dell’immaginario che li associa al perseverante ma sfortunato Will il Coyote, questi animali sono molto attenti e poco sprovveduti. Temerari e furbi, come ha potuto constatare la Dottoressa Laura Prugh, studiosa ecologista della natura selvaggia proveniente dall’Università californiana di Berkeley, diretta in Alaska per l’osservazione sul campo dei coyote. Delle tante trappole allestite e nascoste, quindi riopulite accuratamente dall’odore umano e camuffate, pochissime hanno visto la presenza di un coyote anziano. I pochi esemplari caduti in trappola sono stati quelli più giovani e inesperti.

Questi animali sono considerati veri e propri fantasmi perché, nonostante la vita da branco, si muovono con attenzione e circospezione. Possono condurre una vita monogama in coppia aiutandosi per anni e, stabilito il territorio, lo demarcano con l’urina. I loro vocalizzi particolati si possono udire anche a un chilometro di distanza, avvisando così intrusi e predatori della loro presenza. Ogni ululato è ascoltato dal branco con molta attenzione perché parte integrante di un dialogo, oppure segnale di avviso o pericolo. Ogni tipologia di verso distingue il suo possessore quindi ogni coyote avrà una propria voce, in modo che gli ascoltatori potranno riconoscerlo e stabilire il branco di appartenenza.

Ovviamente questa complessità di versi è utilizzata anche per indicare lo stato di salute dell’animale, le sue necessità e come richiamo durante il periodo dell’accoppiamento. Questo coincide con la stagione invernale caratterizzata da un corteggiamento che dura settimane, fino alla scelta e alla formazione della neo coppia. Il coyote solitamente non socializza con l’uomo e non è addomesticabile, ma nonostante ciò la scarsità di cibo ha spinto alcuni gruppi verso le zone cittadine. Atteggiamento inusuale che ha incoraggiato molte persone a fornirgli del cibo, rendendoli opportunisticamente dipendenti. La loro presenza ha prodotto qualche sporadico attacco verso l’uomo, forse in condizioni di paura o minaccia.

13 febbraio 2015
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