Gatti striati, maculati o a macchie: che cosa determina il loro particolare manto? La genetica. No, non si tratta della scoperta dell’acqua calda, bensì di una ricerca scientifica che ha individuato i geni del DNA felino responsabili della singolare striatura di alcuni gatti domestici.

Lo studio è stato condotto dalla Stanford University in collaborazione con l’HudsonAlpha Institute of Biotechnology di Huntsville, dove i ricercatori hanno isolato le caratteristiche genetiche che definiscono il manto del gatto. Il responsabile è un singolare gene di origine preistorica: quando presente in due copie, genera le striature a macchie tipiche del gatto, quando è singolo porta invece a striature nette simili a quelle dei grandi felini della foresta. Si tratta di caratteristiche ereditate direttamente da tigri e leopardi, rimaste immutate nell’evoluzione biologica della specie per migliaia di anni, e rinvenute su centinaia di mici analizzati presso il National Cancer Institute della California.

È tuttavia solamente un primo passo nella comprensione del fenomeno dell’evoluzione del gatto, uno degli animali – a detta dei genetisti – più appassionante da studiare. Greg Barsh, uno dei ricercatori implicati in questa analisi, ha infatti rivelato come il pattern classico sia molto più diffuso rispetto a quello da un gene solo, ma ancora la scienza non ha una risposta per illustrarne i motivi. A quanto pare, vi sarebbero delle ragioni di natura ambientale che rendono questa colorazione più funzionale e, almeno a livello di attrattiva fra esemplari, le strisce classiche sembrano essere più gradite.

Ci vorranno ancora anni di studio per comprendere il fattore funzionalità delle striature perché, come sottolinea la ricercatrice genetista Leslie Lyons, «il gatto non ci ha ancora rivelato tutti i suoi segreti».

21 settembre 2012
I vostri commenti
marcogrigis, martedì 7 maggio 2013 alle15:51 ha scritto: rispondi »

nessun esperimento, per avere un campione di DNA basta avere la saliva, o un campione di sangue, un pelo :)

Danilo Freiles, martedì 7 maggio 2013 alle15:51 ha scritto: rispondi »

Basta che non facciano degli esperimenti sui gatti per saperlo, perché in tal caso non mi interessa sapere la risposta.

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