Il disastro del Golfo del Messico si fa di giorno in giorno più pesante. Nonostante Obama si sia schierato in prima persona per arginare i danni prodotti dal petrolio fuoriuscito dalla Deepwater Horizon, sono passati ben 44 giorni dall’incidente e le operazioni effettuate per “turare” la falla sono tutte fallite.

Attualmente, la marea nera fuoriuscita della piattaforma della British Petroleum minaccia le coste della Florida e i tempi stringono. L’EPA, l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente, ha deciso quindi di tentare il tutto per tutto, arrivando a coinvolgere anche nomi altisonanti di Hollywood.

No, non si tratta di Kevin Costner, bensì di James Cameron.

Il regista è stato ascoltato dall’EPA insieme a moltissimi esperti di operazioni a grande profondità. Si è trattato di un vero e proprio brainstorming per capire quali possano essere le strade percorribili per mettere la parola fine a uno dei maggiori disastri ambientali che gli Stati Uniti si sono trovati ad affrontare.

James Cameron, già dai tempi di The Abyss ha maturato una profonda conoscenza delle operazioni subacquee a grande profondità, una competenza che ha ampliato enormemente durante la realizzazione di Titanic.

Non è chiaro se la riunione tra Cameron e gli esperti sia stata fruttuosa, certo è che l’affidarsi a un regista, per quanto competente, dimostra come le autorità statunitensi stiano provando davvero qualsiasi strada pur di risolvere il problema.

3 giugno 2010
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I vostri commenti
egeo carapucci, martedì 20 luglio 2010 alle14:45 ha scritto: rispondi »

L'amministrazione a questo punto, dovrebbe pretendere dalla BP maggiori assicurazioni per una chiusura ermetica o definitiva senza traumi, chiedendo alla mia persona cosa avrei da proporre in merito, impegnandoci reciprocamente. Avrebbero fatto bene se avessero preso in considerazione il mio appello ed impegno un paio di mesi fa. Proponevo un sistema già attuato oltre venti anni fa con risultati superlativi. Come accennato alla stessa società e all'amministrazione Obama la società, avrebbe dovuto impegnarsi come proponevo di impegnarmi io, e nel giro di 7-10 gg, due dei quali per la preparazione del tubo e del nuovo sistema. Avrebbe eliminato qualunque fuoriuscita proveniente da quel foro indirizzando la fuoriuscita attraverso un nuovo tubo e valvola facendolo diventare corpo unico col terreno sottostante lungo gli ultimi sei metri, cioè la lunghezza dell'ultimo pezzo di vecchio tubo, ottenendo, col mio sistema, la chiusura ermetica della fuoriuscita e il totale recupero del petrolio esistente nel bacino, attraverso le loro strutture.

egeo carapucci, lunedì 14 giugno 2010 alle11:45 ha scritto: rispondi »

Ho provato a contattare la BP e l'amministrazione Obama, ricevendo risposta nella loro lingua madre. Conoscendo solo l'italiano, non so come comunicare a loro di essere in grado di tappare quel buco senza ulteriori perdite, avendo effettuato lavori similari. Consiste nel togliere il vecchio tubo, per metterne uno nuovo con valvola dimensionati e superiori alla pressione da sopportare, apportando allo stesso, un sistema di......., tappando completamente e senza fuoriuscita che non sia attraverso la valvola, recuperando da quello stesso buco tutto il petrolio esistente nel bacino. Le specifiche, dopo aver stipulato una impegnativa, nella quale mi sarà versato il compenso da pattuire, dopo aver constatato la riuscita applicazione e tenuta, e, accertata la riuscita dell'avvenuto sigillo, dopo un mese mi si verrà liquidato. Potrebbe, come metodo, risolvere i problemi di ancoraggio, anche per le piattaforme in mare. Egeo Carapucci NB: Sono rintracciabile telefonicamente consultando la guida telefonica di Trieste Italia.

Wpae, venerdì 4 giugno 2010 alle17:18 ha scritto: rispondi »

Fanno bene ad affidarsi a Cameron! Ha una flotta di sonde e sottomarini da alta profondità che è valutata più di 400 milioni di dollari!

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