Quasi la metà delle specie animali in Italia rischia di scomparire. Stavolta è Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi, a gettare un grido di allarme nel corso dello svolgimento della quarta edizione di “Parco Libri”, festival dell’editoria ambientale tenutosi a Pisa.

Nei prossimi anni potremmo non vedere più il camoscio dell’Appennino, il delfino, l’orso bruno marsicano, l’aquila del bonelli, l’avvoltoio Capovaccaio, la foca monaca, le tartarughe marine e le balenottere.

Non solo. Anche la ricchezza vegetale italiana ha subito una riduzione significativa. Simbolo di questa regressione è l’abete dei Nebrodi di cui restano 29 esemplari grazie agli interventi conservativi del parco delle Madonie in Sicilia.

Eppure l’Italia ha ratificato la Convenzione internazionale sulla biodiversità e ha condiviso le decisioni del Consiglio europeo con l’obiettivo di arrestare la perdita di diversità biologica, ripristinare gli habitat e i sistemi naturali entro il 2010.

Il Ministero dell’Ambiente ha, del resto, avviato il percorso per giungere alla definizione di una strategia nazionale per la biodiversità che avrà come tappa fondamentale la prima Conferenza nazionale per la biodiversità (Roma, 20-22 maggio).

Il numero di specie presenti in Italia è molto alto, primo paese in Europa per numero di specie vegetali, ma il patrimonio naturale nazionale evidentemente per essere meglio tutelato e salvaguardato richiede un più concreto impegno e meno proclami scritti.

11 maggio 2010
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