L’ennesima vittima illustre del cambiamento climatico e degli altri problemi ambientali potrebbero essere nientemeno che le pensioni dei lavoratori che smetteranno di andare in ufficio o in fabbrica entro il 2050. Lo sostiene una ricerca condotta dai un’equipe dell’Anglia Ruskin University di Cambridge, nel Regno Unito.

Secondo gli studiosi, in particolare, problemi come la carenza di riserve idriche, l’inquinamento atmosferico e i cambiamenti climatici potrebbero incidere negativamente sul valore dei fondi pensione, obbligando i governi a utilizzare le risorse che spetterebbero ai lavoratori per far fronte alle emergenze ambientali.

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La previsione è stata ottenuta attraverso dei modelli informatici, nei quali i fondi pensione sono stati messi in relazione con le iniziative che i governi potrebbero attuare per contrastare gli effetti dell’inquinamento. I ricercatori hanno rilevato che in assenza di interventi efficaci a tutela dell’ambiente i fondi potrebbero subire un rapido crollo.

Lo scenario peggiore, in cui il valore delle pensioni inizia a crollare a partire dal 2020 per azzerarsi definitivamente nel 2050, è in particolare quello in cui i governi e i mercati non intervengono in alcun modo per prevenire calamità naturali e altri problemi ambientali.

Commenta Peter Tompkins, uno dei ricercatori coinvolti:

Nonostante le forti prove del rischio che corre il sistema economico, questi pericoli non vengono presi in considerazione dalla maggioranza degli attori coinvolti nell’economia globale.

25 gennaio 2013
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