L’edizione 2016 del rapporto Pendolaria di Legambiente dipinge un quadro desolante sullo stato delle linee ferroviarie italiane. Decine di migliaia di pendolari che lasciano a casa il mezzo privato per raggiungere i luoghi di studio e di lavoro in treno si scontrano ogni giorno con ritardi, soppressioni e riduzione delle corse, vagoni sporchi e sovraffollati, carenza di servizi nelle stazioni.

In alcune tratte i disagi si moltiplicano e a dispetto delle denunce degli ambientalisti il quadro peggiora di anno in anno. È il caso della linea Roma-Ostia Lido, anche quest’anno al primo posto nella classifica delle 10 tratte ferroviarie peggiori d’Italia.

La linea si estende per appena 28 km, ma richiede tempi lunghi per essere percorsa a causa di treni troppo lenti e datati. Inoltre a bordo dei vagoni mancano servizi fondamentali come l’aria condizionata e l’impianto di riscaldamento, con gravi disagi per i viaggiatori. A dispetto della grande richiesta ATAC non accenna a migliorare il servizio, lasciando oltre 100 mila pendolari a convivere quotidianamente con disservizi, cancellazioni e ritardi.

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Disagi comuni anche ai passeggeri che si spostano abitualmente lungo la Circumvesuviana, costretti a considerare la norma eventi come incendi, guasti, atti vandalici, ritardi di ore. Dal 2003 a oggi sulla tratta le corse sono state dimezzate. Negli ultimi 6 anni i passeggeri sono calati da 40 milioni a 27 milioni.

Al terzo posto della classifica del “demerito” troviamo la Reggio Calabria-Taranto. I pendolari che vogliono affrontare questo viaggio in treno hanno a disposizione solo 4 corse al giorno e devono prepararsi a una vera e propria odissea, con tre cambi e un tratto in autobus sostitutivo.

La tratta Messina-Catania-Siracusa si distingue tristemente per le stazioni degradate e per un’offerta ridotta all’osso. Negli ultimi 15 anni si è assistito a un calo del 41% delle corse.

Spostandosi al Nord una delle tratte peggiori è la Cremona-Brescia. Anche in questo caso i problemi maggiori sono il sovraffollamento delle carrozze, i ritardi e i treni poco moderni. Alcuni hanno ancora automotrici diesel.

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La Pescara-Roma occupa il sesto posto della classifica di Legambiente. Il problema principale della linea è lo scarso numero di corse, che rende più conveniente viaggiare in autobus. Inoltre quasi tutti e 240 i km della tratta non dispongono del doppio binario.

Al settimo posto troviamo le linee da Casale Monferrato per Vercelli e Mortara. Destinazioni che è ormai proibitivo raggiungere in treno a causa della soppressione delle corse dirette e dei tempi biblici del viaggio.

All’ottavo posto c’è la tratta Bari-Martina Franca-Taranto, con treni che non superano una velocità di 41 km orari e problemi di sicurezza dovuti all’assenza del doppio binario su gran parte del percorso.

Il singolo binario rende difficile la circolazione anche sulla linea Treviso-Portogruaro, percorsa da treni vecchi, lenti e sovraffollati.

Disagi per i pendolari si registrano quotidianamente sulla Genova-Acqui Terme, al decimo posto tra le linee ferroviarie peggiori d’Italia. La circolazione è lenta a causa del binario unico e dei passaggi a livello.

Alla luce di questi dati sconfortanti Legambiente chiede più investimenti nel trasporto ferroviario, soprattutto per svecchiare il parco treni italiano che ha un’età media di ben 17,2 anni.

Le tariffe continuano ad aumentare di anno in anno, mentre la sicurezza e la qualità del servizio ormai sono garantite solo sulle tratte dell’Alta Velocità. Ben 15 Regioni hanno ridotto l’offerta e all’orizzonte non si intravedono grossi cambi di rotta.

Il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini invoca misure drastiche e incisive per sanare l’emergenza:

Il nuovo Governo deve individuare le risorse per il rilancio del trasporto pendolare e procedere al commissariamento dove le Regioni non sono in grado di garantire il servizio.

14 dicembre 2016
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I vostri commenti
Salvo961, giovedì 15 dicembre 2016 alle15:20 ha scritto: rispondi »

Avete considerato la circumetnea, velocità di punta 40 km/h, vagoni risalenti al fascismo.

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