La comune pellicola alimentare utilizzata per preservare l’integrità dei cibi si rinnova in una veste più ecofriendly grazie a film edibili ricavati dagli scarti agroalimentari. La produzione di pellicole dalle bucce d’arancia e mela, dai funghi e dai gusci di gamberetti sarà uno dei temi al centro della seconda edizione della Food Waste Management Conference. Il salone, in programma dal 20 al 22 aprile prossimo a CremonaFiere, presenterà le ultime innovazioni nella gestione degli sprechi e dei sottoprodotti agroalimentari.

La filiera ha un potenziale enorme in Europa, grazie ai 40 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno dalle attività agricole, forestali e ittiche. In Italia gli scarti agro-industriali ammontano a 5 milioni di tonnellate all’anno. Tra gli enti di ricerca presenti al salone figura il CNR di Catania, che da anni studia processi di bioraffinazione in grado di fornire materiali ecologici dagli scarti agroalimentari.

Come illustra il coordinatore del progetto Salvatore Raccuia dalle bucce d’arancia che abbondano in Sicilia è possibile estrarre oli essenziali e pectina. Quest’ultima ha un costo di 800-900 euro a tonnellata e può essere impiegata per realizzare carta e pellicole alimentari edibili. Il ricercatore spiega che queste pellicole garantiscono prestazioni persino superiori a quelle tradizionali, in grado di preservare fino a 28 giorni a una temperatura di 4°C alimenti freschi delicati come i cuori di carciofo.

Per promuovere un’economia circolare l’Italia sta investendo molto nelle tecnologie per il recupero degli scarti. In Sicilia la bioraffinazione impiega decine di addetti. Nell’impianto di Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina si produce ben il 5% della pectina mondiale.

Un’altra frontiera del settore è la produzione di chitosano dal guscio dei gamberetti allevati e dai funghi. Le pellicole ricavate da pectina e chitosano vengono impiegate soprattutto dai produttori biologici, attenti a packaging sostenibili e 100% biodegradabili.

Nei prossimi anni l’obiettivo della ricerca sarà abbattere i costi delle pellicole organiche per renderle più competitive rispetto ai film ricavati da fonti fossili. Oggi i prezzi delle materie prime sono ancora proibitivi per la grande distribuzione: 1 kg di chitosano può arrivare a sfiorare i 900 euro al kg.

15 marzo 2016
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