Gli elefanti sono sempre più a rischio d’estinzione. E non solo per il traffico illegale dell’avorio, una domanda che continua ad alimentare il triste fenomeno del bracconaggio, ma anche e soprattutto per le necessità della medicina tradizionale asiatica. Un recente indagine in Birmania, oggi nota come Myanmar, ha dimostrato come il commercio della pelle di pachiderma stia causando gravi problemi di sopravvivenza per le popolazioni locali di questa specie. Un rimedio che viene impiegato per la cura dei più svariati disturbi, che non avrebbe tuttavia nessuna controprova scientifica.

La pelle d’elefante è uno dei prodotti di punta per tanti venditori birmani, in particolare fra gli ambulanti e ai banchetti dei mercati. Secondo la tradizione, infatti, questo ritrovato sarebbe indispensabile per curare tutti i disturbi dell’epidermide, dall’eczema alla psoriasi, sebbene non vi sia alcuna evidenza scientifica in merito. La pelle viene fatta essiccare, dopodiché viene sbriciolata e applicata sulla parte affetta, avvalendosi di un mix d’argilla, ceneri oppure olio di cocco. Fra i locali, in molti sono pronti a testimoniarne l’efficacia, in realtà i benefici rilevati – peraltro momentane – non sarebbero imputabili alla pelle del pachiderma ma alle già note qualità emollienti degli altri ingredienti. Ancora, il trattamento viene spacciato come miracoloso per l’eliminazione dei brufoli e dei punti neri dal viso.

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Il bracconaggio d’elefanti è salito del 30% in Myanmar negli ultimi anni, così come confermano le fonti governative, alimentato proprio dall’elevata domanda di parti di questo animale. Inoltre, sembra siano cresciuti anche i ritrovamenti di carcasse completamente prive della loro pelle, mentre sarebbe salito alle stelle il commercio di gioielli in avorio per clienti dediti al lusso. Nel corso di un decennio, proprio per queste ragioni, la popolazione di elefanti in Myanmar si sarebbe letteralmente dimezzata, contando oggi circa 2.000, massimo 3.000 esemplari. Un problema che dovrà essere affrontato non solo con misure di contenzione delle attività di caccia illecite, ma anche sensibilizzando la popolazione all’abbandono di pratiche terapeutiche completamente prive di fondamento.

23 gennaio 2017
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