Pelle di coccodrillo: PETA contro gli allevamenti

PETA lancia una nuova campagna per la protezione degli animali, questa volta indirizzata all’universo della moda, per sensibilizzare sulle conseguenze della domanda di accessori in pelle di coccodrillo. Tra il marzo e l’aprile del 2016, il gruppo animalista ha infatti condotto un’indagine fra gli allevamenti asiatici di questi rettili, testimoniando non solo condizioni non idonee di vita, ma anche metodi troppo cruenti per la loro soppressione. L’inchiesta, realizzata con l’ausilio di telecamere nascoste, è stata resa nota in anteprima da Forbes lo scorso dicembre e ora è disponibile al grande pubblico.

Sebbene negli ultimi anni la sensibilità nei confronti degli animali abbia trovato sempre più spazio nel mondo della moda, con molti marchi pronti a rinunciare a pellicce e affini, la pelle di coccodrillo è ancora largamente impiegata per la produzione di borse, scarpe e altri accessori. Secondo quanto reso noto da PETA, buona parte della materia prima proverrebbe da allevamenti asiatici, dove non verrebbero assecondate le necessità tipiche degli esemplari e dove quest’ultimi sarebbero continuamente sottoposti a maltrattamenti.

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Il video del gruppo animalista, girato in uno degli allevamenti più grandi del Vietnam, mostra innanzitutto delle condizioni di vita non consone per questi rettili. Dal filmato si nota come gli animali rimangano per gran parte della loro esistenza rinchiusi in piccoli recinti di cemento, spesso di dimensioni più piccole della loro stessa lunghezza, con poca acqua a disposizione per rinfrescarsi. Alcuni, invece, vengono allevati in gruppo su lunghe strisce di cemento, sempre solcate da quantitativi ridotti d’acqua, in ambienti quasi completamente privi di stimoli.

È però la fase della cattura e della soppressione, quella che più alimenta la protesta di PETA. L’inchiesta mostra come gli animali siano prima storditi e immobilizzati con delle scosse elettriche e, una volta condotti al mattatoio, come vengano uccisi con modalità eccessivamente cruente, senza che siano adottate delle misure di base affinché non provino dolore. Praticato un taglio all’altezza del collo, i coccodrilli vengono trafitti con speciali strumenti per tutta la loro lunghezza, una tecnica che non assicurerebbe una morte istantanea. Secondo il biologo Clifford Warwick, contattato da Forbes in merito al filmato diffuso dal gruppo animalista, le metodologie adottate nelle strutture vietnamite potrebbero risultare estremamente dolorose, poiché i rettili è probabile rimangano coscienti e sensibili alle stimolazioni per le successive due ore. Non è però tutto, poiché PETA avrebbe testimoniato anche la presenza di alcuni coccodrilli scuoiati quando ancora in vita.

Di seguito, il filmato pubblicato da PETA sulla piattaforma YouTube. La visione è sconsigliata a un pubblico sensibile o facilmente impressionabile.

18 gennaio 2017
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