Patrimoni Unesco: isola giapponese contro i gatti

Un’isola giapponese ha deciso di dichiarare guerra ai gatti selvatici e randagi, allo scopo di poter entrare all’interno dei Patrimoni riconosciuti dall’Unesco. È quanto sta accadendo in questi giorni sull’isola nipponica di Amami-Oshima, dove le associazioni animaliste si stanno opponendo alle decisioni delle autorità governative.

Secondo il governo locale, la presenza di un numero elevato di gatti – circa 15.000, di cui quasi 1.200 randagi o selvatici – starebbe minacciando la biodiversità dell’isola. I felini, infatti, darebbero la caccia a roditori e volatili di prezioso valore, unici per questa zona del mondo, come il coniglio nero Anami. Stando a quanto riferito dalle autorità, salvaguardare queste specie è di essenziale importanza per poter candidare la località a Patrimonio dell’Unesco, come simbolo non solo di bellezza e storia, ma anche di grande varietà naturale.

=> Scopri la città in Nuova Zelanda che vuole vietare i gatti


Sulle modalità con cui proteggere questi animali dall’azione dei gatti, però, non vi sarebbe accordo tra autorità e associazioni animaliste, così come rivela in un recente intervento il quotidiano La Stampa. Il governo vuole infatti censire tutti i gatti presenti sull’isola, per catturare i selvatici o i randagi, affinché possano essere consegnati a famiglie affidatarie. In caso una nuova locazione non venga trovata, gli esemplari catturati dovranno essere abbattuti. I gruppi di tutela, invece, si oppongono alla soppressione dei gatti, chiedendo invece di procedere tramite cattura e sterilizzazione: quest’ultimo, infatti, sarebbe l’unico modo per evitare che i felini possano rapidamente moltiplicarsi con l’accoppiamento. I gatti domestici, invece, dovranno essere tutti dotati di apposito collare, affinché non vengano scambiati per randagi, e i proprietari saranno direttamente responsabili delle loro azioni, intervenendo affinché non rappresentino un danno per l’ecosistema.

=> Scopri le polemiche sull’uccisione di gatti in Australia


L’azione di contenimento è già cominciata, con 100 trappole posizionate sulle aree montane pensate per catturare circa 30 gatti al mese. Il sistema, però, non starebbe dando i risultati sperati: al momento sono solo 11 i felini rinvenuti nelle gabbia, fortunatamente già affidati ad alcune famiglie. Il governo starebbe quindi pensando di procedere direttamente con gli abbattimenti, proposta peraltro ostacolata da una raccolta firme con circa 50.000 sottoscrittori. La questione non è di facile risoluzione, poiché anche con la sterilizzazione il rischio è che i felini, tornati in libertà, continuino a uccidere le specie protette. Nel frattempo, l’elevata presenza di gatti sull’isola è dovuta all’abitudine popolare di adottarne molti, poiché considerati efficaci per contenere le popolazioni di serpenti.

14 settembre 2018
Fonte:
Immagini:
Lascia un commento