Il gigante della chimica e delle biotecnologie BASF fugge dall’Europa e il vecchio continente si sveglia un po’ più OGM-free. L’annuncio è di ieri: BASF trasferirà negli USA la sede di PlantScience, la controllata che si occupa di ingegneria genetica applicata all’agricoltura, a causa delle fortissime resistenze che ha incontrato nel far accettare i suoi prodotti agricoli OGM, come le patate Amflora, Amadea, Modena e Fortuna.

I motivi e i dettagli di questa decisione li spiega in un comunicato stampa Stefan Marcinowski, membro del CDA di BASF:

Siamo convinti che la biotecnologia sia una tecnologia chiave per il ventunesimo secolo. Ciò nonostante, c’è ancora una scarsa accettazione di questa tecnologia in molte parti d’Europa tra la maggioranza dei consumatori, degli agricoltori e dei politici. Di conseguenza, non ha senso continuare ad investire in prodotti specifici per la coltivazione in questo mercato. Quindi ci concentreremo sugli interessanti mercati del nord e sud America e sui mercati emergenti dell’Asia

Non poteva essere più chiaro Stefan Marcinowski nello spiegare che il rifiuto degli ambientalisti, che hanno intrapreso una articolata e dura campagna di informazione contro gli OGM, ha avuto la meglio tanto che la stragrande maggioranza dei cittadini europei è oggi contraria gli alimenti geneticamente modificati.

Ma, all’inizio, BASF poteva ben sperare nel mercato europeo vista l’approvazione da parte della Corte di Giustizia Europea (avvenuta nel marzo del 2010) della semina della patata Amflora e di tre varietà di mais transgenico.

La prima semina si fece pochi mesi dopo, a maggio nella Repubblica Ceca. Da quel momento iniziò la protesta degli ambientalisti che si trasformò presto in Italia in uno scontro tra alcune associazioni di agricoltori (Agricoltori Federati e Movimento Libertario), da una parte, e Greenpeace, Legambiente, CIA, AIAB e Coldiretti dall’altra.

Proteste e battaglie simili ci sono state in mezza Europa tanto che l’UE fu costretta nel luglio 2010 a cambiare le regole sulla semina degli OGM con un grande compromesso: autorizzazione europea per le varietà geneticamente modificate ma, allo stesso tempo, possibilità di ogni stato membro di bloccare la coltivazione nel proprio territorio. Molti paesi agricoli lo fecero, Francia e Italia comprese.


Forte dell’annuncio fatto da BASF ieri, oggi il presidente di AIAB (l’Associazione italiana agricoltura biologica) Alessandro Triantafyllidis chiede anche che vengano tolti i fondi europei all’agricoltura OGM:

Considerando la comprovata avversione degli europei agli OGM in campo e nel piatto, chiediamo al Parlamento e al Consiglio Europeo di riequilibrare i fondi comuni per la ricerca in agricoltura nel prossimo Programma Quadro ‘Horizon 2020′, attualmente in discussione a Bruxelles. Sino oggi, infatti, i finanziamenti europei per la ricerca di settore hanno avvantaggiato gli OGM rispetto a modelli di agricoltura sostenibile, come il biologico. Un vantaggio dalle proporzioni sconcertanti, che vede affluire nelle casse della ricerca sulle biotecnologie vegetali oltre 133 milioni di euro, contro i 41 che arrivano al bio

Infine, resta un dubbio: siamo sicuri che la patata OGM, cacciata dalla porta dalle proteste, non rientri dalla finestra tra le derrate alimentari importate dall’estero?

, AIAB

17 gennaio 2012
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