Tra le conseguenze dei cambiamenti climatici potrebbe esserci la “scomparsa” della pasta al dente, così come la amiamo da generazioni noi italiani. A rivelarlo è un recente studio avviato dai ricercatori del CRA, il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura di Fiorenzuola d’Arda, Provincia di Piacenza.

Gli autori della sperimentazione, effettuata per mezzo del sistema FACE, “Free Air CO2 Enrichment” (Arricchimento dell’aria aperta con CO2), hanno collaborato con i colleghi dell’Istituto di Biometeorologia del CNR di Firenze per testare gli effetti del riscaldamento globale sulle varietà di grano duro con cui si produce la pasta, prodotto agroalimentare che è il fiore all’occhiello del made in Italy nel mondo.

I ricercatori hanno analizzato 12 varietà di grano duro, riproducendone la crescita in un ambiente surriscaldato, con livelli di CO2 elevati come quelli attesi nei prossimi anni a causa dei tassi crescenti di inquinamento atmosferico. I risultati del “Progetto Ager: ricerca agroalimentare” non sono confortanti: se da una parte in futuro avremo raccolti più abbondanti, dall’altra il grano duro non sarà più così duro.

La perdita di una delle caratteristiche principali del frumento è dovuta a un tasso inferiore di proteine nella pianta. Proprio l’alto tasso proteico permetteva alla pasta di conservare la sua durezza anche dopo diversi minuti trascorsi nell’acqua bollente.

Per mantenere intatto il contenuto proteico delle piante bisognerebbe scongiurare l’aumento dei livelli di CO2 previsto nei prossimi decenni a causa delle attività umane climalteranti. Gli esperti parlano di un incremento eccezionale dei gas serra, stimato tra il 30 e il 40% entro il 2050.

Le piante di grano sono state cresciute proprio in un ambiente che simula le condizioni climatiche attese per il 2050, con concentrazioni di CO2 pari a ben 570 ppm. A causa dell’anidride carbonica in eccesso il contenuto proteico diminuirà ma i raccolti subiranno un incremento delle rese di ben il 20% poiché la CO2 funge da potente fertilizzante per la vegetazione.

Per salvare la pasta al dente, secondo gli esperti, ci sono solo due strade percorribili: tagliare le emissioni climalteranti o modificare geneticamente le varietà di grano duro per renderle più resistenti ai livelli elevati di inquinamento atmosferico.

13 ottobre 2014
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