Dopo il caso della carne infetta delle settimane scorse, ancora contraffazioni alimentari ai danni delle migliori produzioni made in Italy e dei consumatori. Una recente inchiesta avviata dalla Procura di Parma ha infatti portato alla luce la presenza di latte contaminato da aflatossina M1, utilizzato dai caseifici per produrre parmigiano. I NAS di Parma ieri hanno sequestrato ben 2.440 forme di Parmigiano Reggiano prodotte con latte tossico in diverse aziende parmensi. Al momento risultano indagate 63 persone, mentre altre quattro sarebbero già finite in manette. Tra queste figurano tre imprenditori agricoli e il direttore del centro servizi per l’agroalimentare di Parma Sandro Sandri, che attualmente si troverebbe ai domiciliari.

Gli accusati falsificavano le analisi aggirando i controlli della ASL per poter impiegare nella produzione del parmigiano latte contaminato da aflatossina. Questa micotossina, rinvenuta nelle forme di formaggio, proveniva da mais contaminato con cui sarebbero stati alimentati i bovini da latte in diversi allevamenti. Le cause della contaminazione del mais sono da ricondurre alle alte temperature e alle condizioni di siccità che favoriscono la proliferazione delle tossine.

Secondo le accuse degli inquirenti, malgrado gli imputati fossero a conoscenza dell’avvenuta contaminazione, avrebbero manomesso le analisi, immettendo di fatto nella filiera agroalimentare latte pericoloso. I livelli di aflatossina riscontrati dai NAS erano addirittura il doppio rispetto a quelli consentiti. In questo caso la prassi vuole che il latte non venga utilizzato per produrre formaggio e, in caso contrario, le forme prodotte utilizzandolo vengano distrutte e non immesse in commercio.

Le 2.440 forme di Parmigiano Reggiano sequestrate dai NAS erano in stagionatura, ma secondo gli inquirenti la contraffazione va avanti da febbraio del 2013. I rischi per la salute dei consumatori non sono trascurabili. Le aflatossine in valori elevati sono infatti genotossiche e cancerogene. Per non allarmare i consumatori abituali di parmigiano, che in Italia corrispondono a 3 famiglie su 4, il Ministero della Salute Beatrice Lorenzin si è affrettata a precisare che gran parte della produzione di Parmigiano Reggiano è risultata sicura e ha superato i controlli. Il Consorzio Parmigiano Reggiano, ha proseguito la Lorenzin, è parte lesa nell’intera vicenda. Le forme contaminate effettivamente sono appena lo 0,07% su un totale di 3 milioni prodotte ogni anno, come ha fatto prontamente notare la Coldiretti per smorzare sul nascere ogni allarmismo.

20 giugno 2014
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mexsilvio, venerdì 20 giugno 2014 alle20:50 ha scritto: rispondi »

fatto gravissimo che ESIGE UNA CLASS-ACTION . tutti i consumatori che fidandosi del marchio ""PARMIGIANO REGGIANO" HANNO PER MOLTO TEMPO PAGATO UN PRODOTTO ---notevolmente caro--- per portarsi a casa , e mangiare sostanze cancerogene ....!!!!???

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