Parma: l’inceneritore apre accanto a una fabbrica Barilla

Quando si parla di inceneritori la discussione tende spesso a polarizzarsi: per molte persone si tratta principalmente di mostruose ciminiere sputa veleni; per altri, timori e opposizioni potrebbero essere archiviate sotto la voce ambientalismo Nimby. Questa era ad esempio la posizione del Governo e delle forze vicine alla maggioranza nei confronti dei comitati che si sono battuti contro il termovalorizzatore di Acerra.

Per altro, abbiamo avuto modo di osservare come effettivamente l’ipotesi che certi impianti siano pestiferi per la nostra salute non sia peregrina, come dimostrava un rapporto della Regione Puglia sull’inceneritore Fenice di Melfi.

Immaginiamo facilmente quindi il tenore delle discussioni che stanno attraversando Parma di questi tempi. È stata revocata la sospensiva dei lavori al cantiere di Ugozzolo: il termovalorizzatore, quindi, si farà.

Da quello che apprendiamo leggendo un blog locale, a convincere le istituzioni a dare il via libera sarebbe stata la presunta scarsa densità abitativa. In realtà, scopriamo che l’impianto sorgerà accanto a una fabbrica Barilla, mettendo a rischio la salute di 10 mila lavoratori, fra operai Mulino Bianco, e lavoratori impiegati nell’indotto o in altre aziende, spesso altrettanto celebri:

Questo impianto erutterà 144.000 metri cubi all’ora di fumi da combustione contenenti anche diossine, furani e metalli pesanti, per 8 mila ore all’anno.

Una follia. Le tonnellate in più di PM10, il famigerato particolato fine, saranno 3,2, rappresentando solo un bilancio emissivo parziale a cui saranno sottoposti i fortunati 1800 dipendenti del mulino bianco che ogni giorno si recano a lavorare nello stabilimento di Pedrignano. Quest’area, fortemente antropica e produttiva, è stata considerata, dai miopi redattori del progetto del Paip, “a bassa densità abitativa”. Secondo alcune stime prudenziali accoglie invece, nel solo raggio di 2 km dal camino, quasi 10.000 lavoratori, di aziende grandi, e di aziende piccole (SPIP, Chiesi, Barilla, 3 caseifici del Parmigiano-Reggiano, solo per citarne alcune).

Dunque, a parte la cattiva impressione che suscita la stessa idea di una ciminiera a due passi da una celebre azienda di merendine – ma anche dai caseifici della Parmigiano-Reggiano – è il concetto che sembra aver mosso chi di dovere verso la propria decisione a sembrar fallace: la penetrazione antropica del territorio sembra molto più alta di quanto le stime istituzionali non sembrino ammettere.

24 ottobre 2011
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