Bertrand Delanoë, attuale sindaco di Parigi, ha almeno un grande nemico dichiarato: il traffico automobilistico della Capitale francese. Non molto tempo fa vi avevamo descritto per grandi linee il suo piano per ridurlo ancor di più.

Da settembre il primo step di provvedimenti sarà attivo. E non è un fatto da nulla: la velocità massima in tante arterie e aree urbane importanti sarà diminuita a 30 km/h. In più nuove zone a traffico limitato a 20 km/h, parliamo di luoghi ad alto tasso pedoni e strade strette come il quartiere del Marais, saranno istituite.

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Benché le statistiche dicano che solo il 7% degli abitanti dei 20 arrondissement prenda l’auto per spostarsi, contro il 4% che prende la bici e il resto che va a piedi o coi mezzi, Parigi a oggi appare comunque una città estremamente trafficata. Questo perché, in realtà, molta gente si sposta dalla banlieue, non sempre ben collegate. a ogni modo, secondo il responsabile trasporti dell’amministrazione parigina, Julien Bargeton, l’obiettivo non è comunque quello di punire eccessivamente chi sceglie l’auto, quanto di facilitare la vita ad altri mezzi come le bici e insegnare agli automobilisti a non considerarsi i padroni della strada:

Non vogliamo criminalizzare gli automobilisti ma fargli capire che non sono gli unici utenti della strada e che la nostra politica di riduzione del traffico privato individuale, dal 2001 a oggi, ha permesso di ridurre del 25% l’uso dell’auto.

I ciclisti avranno diritti particolari, come la possibilità di andare contromano in certe situazioni o la possibilità di svoltare con il rosso: le due ruote a pedale sembrano davvero le maggiori beneficiate da tali provvedimenti. Si tratta senza dubbio di passi in avanti decisivi verso l’organizzazione della metropoli in maniera più sostenibile. Eppure, se ci è consentito di esprimere qualche perplessità, abitando a Parigi, l’impressione è che ancora una volta le decisioni siano state prese tenendo conto degli interessi infra-cittadini, mentre i comuni banlieue, continuano a essere mal collegati e spesso in preda a un certo degrado, anche ambientale.

25 giugno 2013
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