Oggi, davanti al Ministero dell’Ambiente a Roma, c’è stata una manifestazione in difesa dei Parchi Nazionali italiani.

Direttori, dipendenti, guide ambientali, associazioni come LIPU, Italia Nostra e CTS chiedono al governo Monti di modificare la legge sulla revisione della spesa pubblica (spending review) che rischia di trasformarsi in una rottamazione dei parchi dal momento che prevede l’ennesimo taglio alle spese del personale dei parchi nazionali, dotati già di organici esigui.

La situazione dei parchi regionali non è migliore, anzi. In Piemonte i dipendenti delle Alpi Marittime non riceveranno lo stipendio questo mese, i dipendenti di altri parchi rischiano di non essere pagati a partire da novembre. Dopo il taglio degli stipendi arriverà quello ai servizi. CGIL, CISL e UIL, in un comunicato congiunto, denunciano la situazione che l’assessore regionale ai parchi William Casoni ha cercato per mesi di minimizzare.

L’assessore non solo ha sottovalutato il problema, ma ha anche mentito sulla disponibilità economica e finanziaria degli Enti parco del Piemonte. L’assessore ha portato allo sfacelo il sistema delle Aree naturali protette piemontesi essendo incapace a garantire i fondi per la gestione degli Enti.

I parchi italiani costano come un caffè all’anno agli italiani, ma generano il 3,2% del nostro PIL. Nei soli parchi nazionali italiani passano il 5,9% dei turisti e si produce il 4% dell’energia fotovoltaica nazionale. Nelle aree protette lavorano 12mila persone nei settori della conservazione della natura, ricerca, educazione ambientale e turismo sostenibile. I parchi rendono bene quando sono curati bene. Vogliamo ammazzare la gallina dalle uova d’oro?

25 ottobre 2012
Fonte:
Lascia un commento