Uno dei problemi più frequenti fra i possessori di una bicicletta è quello del furto: nonostante catenacci, lucchetti e parcheggi pubblici sorvegliati, i malintenzionati riescono sempre a impossessarsi della bici o di alcune sue parti, come le ruote o il sellino. Quello della sottrazione indebita resta oggi uno dei maggiori deterrenti alla rapida diffusione della bicicletta, un mezzo di trasporto verde che fa molto bene all’organismo e alla qualità dell’aria delle città. Un’invenzione tutta giapponese, però, promette di eliminare presto questa limitazione.

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È prodotto dalla società Masanori Mitobe e si tratta di un progetto davvero innovativo: un parcheggio sotterraneo per biciclette del tutto automatizzato. Il ciclista arriva al punto di raccolta, adagia la bicicletta in un apposito binario e un ascensore automatizzato la trasporta in pochissimi secondi in uno dei 200 posti sotterranei disponibili. Quando si vuole ritirare il mezzo, invece, basta avvicinare una carta elettronica a un apposito sensore per avviare il processo inverso. Ogni bicicletta è inoltre identificata univocamente e completamente protetta da furti e atti vandalici.

Un rappresentante della società produttrice, pronta a espandersi in tutto il Giappone e forse anche in Europa e negli Stati Uniti, ha così descritto il progetto:

Questi parcheggi per biciclette si basano sul concetto di trasportare sottoterra ciò che occupa inutilmente spazio in superficie. Così facendo, si ha più spazio per le cose che davvero servono ogni giorno. Ogni macchina può contenere fino a 200 biciclette e ne installeremo diverse in Giappone.

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Sicurezza e incentivi al ricorso della bicicletta, però, in diversi sui social network si chiedono se un simile sistema non azzeri gli sforzi d’abbattimento della CO2 derivanti dalla pedalata. Quanta energia, infatti, è impiegata per alimentare questo ingegnoso parcheggio? Quanta CO2 ogni singola strumentazione immette in atmosfera? E, inoltre, l’approvvigionamento energetico proviene da fonti rinnovabili? Tutte domande a cui al momento manca una risposta univoca, ma che di certo verranno spiegate nelle prossime settimane. Nel frattempo godiamoci il futuristico progetto nel video proposto in calce.

13 giugno 2013
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