Un parassita dei gatti uccide le balene

Un parassita tipico dei gatti sta minacciando l’esistenza delle balene, in particolare degli esemplari appartenenti alla famiglia dei beluga. È quanto rivela un nuovo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Diseases of Aquatic Organisms: i grandi cetacei marini sono sempre più vittime della toxoplasmosi.

Come ampiamente noto, la toxoplasmosi deriva dall’infezione del Toxoplasma gondii, un parassita che nel gatto conclude il suo ciclo di vita. Quando il felino viene contaminato, emette con le feci gli oocisti dello stesso parassita, poi pronti a diffondersi nell’ambiente e a raggiungere altri organismi – tra cui l’uomo – attraverso i contatti orali. A livello domestico, la problematica è facilmente gestibile: nella maggior parte dei casi è sufficiente indossare guanti quando si pulisce la lettiera e lavarsi accuratamente le mani. Negli oceani, invece, la situazione sarebbe ben diversa.

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I ricercatori hanno analizzato un gruppo di 34 beluga rinvenuti senza vita in Canada, scoprendo come almeno 15 esemplari siano stati infatti dal parassita Toxoplasma gondii. Gli studiosi al momento non hanno valutato con precisione quale sia stato il ruolo della toxoplasmosi nella morte degli esemplari, ovvero se sia stata sufficiente l’infezione oppure si siano rese note altre concomitanti condizioni, in ogni caso è noto come questo agente esterno possa causare problematiche molto gravi nei cetacei.

Gli esperti sono però riusciti a ricostruire il percorso della contaminazione: i beluga analizzati vivevano nel Golfo di San Lorenzo, nei pressi dell’estuario, dove si è notato un flusso di rifiuti biologici pronto a immettersi nell’oceano, ricolmo di feci di origine felina.

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Per questa ragione, i ricercatori sospettano che i proprietari di gatti della zona siano soliti a gettare le feci del gatto nella toilette, giustificandone così la presenza negli scarichi. Il consiglio è quindi quello di raccogliere gli escrementi e chiuderli negli appositi sacchetti da smaltire fra i rifiuti, anziché preferire lo scarico domestico. Il Toxoplasma gondii, infatti, può riuscire a sopravvivere alle opere di depurazione delle acque.

24 ottobre 2018
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