Il paracetamolo è una sostanza molto utilizzata nella realizzazione di farmaci automedicali, destinati perlopiù al trattamento di patologie da raffreddamento o con sintomatologia dolorosa. Il suo impiego deve però essere valutato con accortezza, in considerazione dei possibili effetti collaterali, in caso di abuso, che si accompagnano alle proprietà a esso riconosciute.

Si tratta di un principio attivo che è presente nella formulazione di diversi farmaci molto diffusi, soprattutto per quanto riguarda l’automedicazione. Quel settore di medicinali che non hanno necessità di prescrizione medica, ma che possono essere acquistati in una farmacia o parafarmacia.

Proprietà

Le proprietà riconosciute al paracetamolo si sintetizzano in due grandi categorie: l’azione antipiretica e quella analgesica. Vantaggi che somigliano a quelli riconosciuti all’acido acetilsalicilico presente nell’aspirina, salvo non presentare le stesse controindicazioni relative a precedenti di ulcera gastroduodenale (pregressa o in atto) o problematiche legate alla coagulazione del sangue.

In particolare l’effetto antipiretico del paracetamolo fa riferimento all’attività di regolazione della prostaglandina E2, mentre quello analgesico di gestione della bradichinina. A livello del sistema nervoso centrale l’azione antidolorifica si esprime anche attraverso un’azione diretta sui sistemi serotoninergici e dopaminergici.

Effetti collaterali

Come accadde spesso per quanto riguarda l’assunzione di farmaci anche il paracetamolo non sfugge alla possibile manifestazioni di effetti indesiderati. In primo luogo l’epato e nefrotossicità, ovvero rischio tossicità a carico di fegato e reni. Questo si traduce quindi in un incremento di rischio derivante dall’eventuale utilizzo di farmaci contenenti tale principio attivo su pazienti affetti da problematiche epatiche o renali.

Diarrea e dolori addominali sono altri possibili effetti collaterali derivanti dall’assunzione di paracetamolo, così come la neutropenia, trombocitopenia e leucopenia. Può verificarsi inoltre un aumento della transaminasi.

Tra i più o meno rari effetti collaterali associati a questo principio attivo anche l’insorgenza di reazioni allergiche di tipo cutaneo o vascolare: eritemi, rash e orticaria per il primo, ipotensione per il secondo.

Un dosaggio fortemente superiore a quello normalmente consigliato può esporre inoltre al rischio di necrosi epatica, ovvero un’azione di distruzione delle cellule che compongono il fegato. In questi casi è tuttavia possibile antagonizzare il principio attivo mediante assunzione, sotto supervisione medica ed entro le 12 ore, di N-acetilcisteina.

Stando inoltre a uno studio condotto dai ricercatori della University of Sydney il paracetamolo risulterebbe meno efficace, rispetto alla pratica di tecniche di allenamento come Yoga e Pilates, nel trattamento del mal di schiena localizzato nella parte bassa del tronco.

21 settembre 2016
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