Si continua a parlare del nuovo Papa e questa volta non per il suo simpatico coinquilino in Vaticano, il cliccatissimo gabbiano della Capella Sistina. Sarà forse per il nome scelto, come quel Francesco d’Assisi tanto amico degli animali, ma il paragone tra il Pontefice e gli “esseri viventi del Creato” appare davvero inevitabile. L’Huffington Post si è divertito a parlare del rapporto tra il nuovo Papa e gli animali, citando metaforicamente corvi e delfini.

>>Scopri il gabbiano del Conclave

Durante il recente incontro con i giornalisti, il Papa ha spiegato perché abbia deciso di scegliere il nome Francesco. E il riferimento è proprio al Santo d’Assisi, per non dimenticarsi del suo impegno di povertà, di amore, di ricerca spasmodica della pace. Ma le analogie non finiscono qui, perché mentre il Santo predicava agli uccelli, è proprio un volatile a essere da sempre attribuito a Jorge Mario Bergoglio: il corvo.

Nulla di funesto, così come simbologia del corvino uccello, e nemmeno nulla che si riferisca direttamente alla religione e alla santità. I “cuervos” sono semplicemente i sostenitori del San Lorenzo de Almagro, la squadra di calcio di cui Papa Francesco è fervente tifoso con tanto – pare – di tesseramento. Il riferimento al corvo è molto semplice: il fondatore Don Lorenzo Massa era solito correre in campo con la nera tonaca, da qui l’analogia con il pennuto.

>>Scopri il rapporto tra Papi e animali

Vi è però un altro animale, un mammifero, che sembra essere strettamente legato al Papa: il delfino del Rio de la Plata. Chiamati “franciscana” dagli abitanti di Buenos Aires e di Montevideo, il delfino è riconosciuto come lo “spirito bianco”: invecchiando, infatti, la sua pelle diventa via via sempre più candida, quasi cadaverica. Si tratta di un animale molto coraggioso ma anche fiducioso e bonario, un mammifero che non ha paura di prendere il largo verso nuove sfide. E chissà che non sia lo stesso per Papa Francesco, un Pontefice che già dal suo insediamento ha dimostrato di non aver timore nell’abbandonare certe abitudini vetuste della Chiesa.

18 marzo 2013
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