Pannelli solari fatti di plastica PET

Cosa hanno in comune un pannello fotovoltaico ed una bottiglia di plastica? Nulla al momento, ma le cose potrebbero cambiare molto presto. Un’azienda italiana starebbe infatti per brevettare la loro innovativa cella in PET, ossia la plastica più utilizzata per le comuni bottiglie.

I vantaggi di tale tecnologia sarebbero notevoli, ma non del tipo che spesso immaginiamo quando pensiamo a pannelli fotovoltaici di ultima generazione. L’efficienza energetica sarà, per esempio, particolarmente bassa, così come la durata del prodotto sarà estremamente meno lunga dei 20 anni e più della tecnologia tradizionale.

Se però guardiamo ai prezzi d’installazione ed alla flessibilità d’utilizzo noteremo il perché quest’invenzione appare interessante. Non dipendere dal silicio vuol dire potere contenere i costi e poter pensare a soluzioni idonee a casi particolari, come i pannelli sulle serre. Situazioni per cui, magari un investimento classico sul fotovoltaico (le cui spese rientrino in 10 anni) non sarebbe proprio il massimo.

Dall’azienda, la Luigi Bandera, fanno sapere che il loro lavoro procede a 360°, cercando sia di rendere il processo produttivo più rapido ed economico, sia di creare varianti con caratteristiche differenti. Giovanni Della Rossa, responsabile per le nanotecnologie e il fotovoltaico, ha in questo senso spiegato all’ANSA:

Stiamo brevettando il processo produttivo che consente di avere pannelli fotovoltaici multistrato pronti all’uso in un unico passaggio e con costi molto ridotti, fino a un decimo. Al momento stiamo collaborando con università italiane, inglesi e statunitensi per mettere a punto un polimero adatto a costituire lo strato fotoattivo che produce energia.

E, parlando degli innovativi strati conduttivi su cui stanno lavorando:

Potranno essere arricchiti con nanocompositi come fili d’argento o grafene per aumentare la conduttività, mentre quelli isolanti potranno convertire i raggi Uv e gli infrarossi altrimenti inutilizzati in luce visibile, e questo grazie all’impiego della meccanica quantistica e agli studi condotti in collaborazione con Quantumatica, azienda specializzata nello sviluppo di sistemi quantici applicati alle nanotecnologie, con brevetti nella litografia quantistica sviluppati insieme al Jet Propulsion Laboratory della Nasa.

Insomma, un pannello che unisce plastica PET alla fisica quantistica. Non possiamo che augurarci che funzioni davvero.

14 novembre 2012
I vostri commenti
gaetano, venerdì 21 febbraio 2014 alle13:44 ha scritto: rispondi »

vorrei ricevere caratteristiche più specifiche .

Gimari64, giovedì 15 novembre 2012 alle10:02 ha scritto: rispondi »

questa idea mi piace molto!!! evviva le menti italiane che non si lasciano scoraggiare e applicano la propria genialità al servizio dell'umanità! 

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