Si chiamano energie rinnovabili, ma anche se fonti che le originano sono inesauribili, come il sole e il vento, non è detto che lo siano le materie prime necessarie per costruire gli impianti. Secondo uno studio realizzato dallo Stockholm Environment Institute, infatti, già entro questo decennio si potrebbe iniziare ad avvertire una certa penuria dei materiali usati per realizzare pannelli fotovoltaici e turbine eoliche.

Le principali preoccupazioni sulla disponibilità di materie prime per gli impianti ad energie rinnovabili riguardano i metalli, a cominciare da indio e tellurio, utilizzati nella produzione delle celle fotovoltaiche, e dal neodimio, necessario per le turbine eoliche. Anche il litio e il cobalto, indispensabili per la realizzazione di batterie delle auto elettriche potrebbero iniziare a scarseggiare, visto il previsto aumento della domanda (ma in questo caso i rischi sembrano essere inferiori:

Lo studio ha trovato che un mix di scarsa disponibilità, considerazioni ambientali e politiche di commercio porteranno a un rischio severo di deficit di indio e tellurio già dal 2020, un rischio moderato nel 2020 per il neodimio, che diventa severo nel 2035 – si legge nel rapporto dell’istituto svedese – mentre per litio e cobalto la probabilità di penuria è limitata.


Al di là delle stime temporali relative ai diversi elementi, secondo lo Stockholm Environment Institute questa situazione potrebbe rallentare la transizione verso un’economia a basso contenuto di carbonio, anche se una soluzione potrebbe arrivare dal riciclo. Altri problemi, secondo gli analisti scandinavi, potrebbero venire dalla disponibilità d’acqua. Per quanto rinnovabile, infatti, questa risorsa potrebbe essere messa a dura prova dall’aumento delle richieste legate a geotermia e solare termico:

Alcune tecnologie verdi, come il solare termico e la geotermia, richiedono così tanta acqua che lo sviluppo su larga scala potrebbe non essere possibile in un mondo dove gli approvvigionamenti sono incerti – spiega il rapporto – e anche la domanda di biomasse per i biocombustibili già oggi in alcuni paesi supera l’offerta del 600%.

2 aprile 2012
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