La mancanza di materie prime minaccia lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. Secondo il rapporto “Critical Metals in Strategic Energy Technologies”, elaborato dal JRC (Joint Research Centre) dell’Unione Europea, starebbero iniziando a scarseggiare le cosiddette “Terre rare“, componenti indispensabili nella costruzione degli impianti.

A rischio ci sarebbero soprattutto cinque materiali: indio, gallio, tellurio (utilizzati nella produzione di pannelli fotovoltaici), neodimio e disprosio (necessari invece per realizzare impianti eolici). Come suggerisce il nome stesso della categoria, si tratta di materiali scarsamente disponibili, resi ancora più introvabili dall’aumento della domanda che c’è stato negli ultimi anni. Le Terre rare, tra l’altro, vengono utilizzate anche nella produzione di altri prodotti, a cominciare dai telefoni cellulari, e questo spiega ancora meglio la progressiva riduzione della loro disponibilità.

I problemi di approvvigionamento potrebbero riguardare soprattutto l’Europa, dal momento che il Vecchio Continente è del tutto sprovvisto di miniere di Terre rare. I materiali vengono dunque importati dalla Cina, che rappresenta il principale produttore mondiale e che ha già ridotto le esportazioni. Non a caso, dice qualcuno.

Per evitare una possibile crisi, gli esperti del JRC hanno individuato una serie di strategie, che vanno dalla ricerca di nuovi accordi commerciali con Paesi produttori di Terre rare alla ricerca di tecnologie che migliorino la riciclabilità dei pannelli solari. Un’altra opzione, spiegano i ricercatori, sarebbe quella di sostituire i materiali “a rischio” con altri componenti più disponibili. Nessuna di queste ricette, per il momento, sembra però in grado di garantire all’Europa l’approvvigionamento di materia prime per le rinnovabili. Che il futuro dell’energia pulita sia davvero in pericolo?

20 dicembre 2011
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