Negli ultimi anni si sente sempre più parlare del pangolino, soprattutto sulla cronaca. Questo esemplare, giudicato in pericolo d’estinzione, è infatti una delle specie più richieste sui mercati illegali, poiché impiegato sia per la medicina tradizionale asiatica che per alcuni piatti tipici. Per questo motivo, di recente si sono sviluppate moltissime campagne di sensibilizzazione per la protezione di questo prezioso animale, facendolo anche conoscere al grande pubblico.

Ma quale è il significato del singolare nome, quali sono le caratteristiche della specie e quali le ragioni che spingono alla sua salvaguardia?

Pangolino: significato

I Manis, conosciuti ai più come pangolini o come formichieri squamosi, sono gli unici rappresentanti dell’ordine dei Folidoti. Il nome deriva dall’inglese “pangolin”, una parola che rimanda alla sua originale etimologia malese. Si tratta, infatti, di un’adattamento dei termini “pang-goling” o “peng goling”, ovvero “colui che si arrotola”. Questa denominazione fa riferimento alle caratteristiche fisiche dell’animale che, proprio come un formichiere, spesso si arrotola su stesso, approfittando del suo dorso squamoso.

Inizialmente si è ritenuto i pangolini appartenessero alla famiglia degli Edentata, come armadilli, formichieri e bradipi. Di recente, soprattutto grazie all’analisi genetica, si è scoperto come si tratti in realtà di carnivori. Date le peculiarità uniche della specie, tuttavia, si è deciso di adottare la classificazione dei Folidoti, un ordine a se stante.

Caratteristiche dell’animale

Il pangolino è un animale di circa 30-100 centimetri di lunghezza, a seconda della varietà. Caratterizzati per un corpo molto simile ai formichieri, gli animali si differenziano però per un dorso ricoperto di scaglie geometriche di cheratina, sovrapposte a piastra l’una con l’altra. Queste ricoprono gran parte del corpo, lasciando solo libero il ventre, il viso e le zampe. Una vera e propria corazza, che permette non solo all’animale di appallottolarsi quando spaventato o in pericolo, ma anche di utilizzare parti del corpo come vere e proprie armi di difesa.

Le zampe anteriori presentano dei lunghi artigli, utilizzati sia per scavare che per arrampicarsi sugli alberi, luoghi particolarmente favoriti da questa specie poiché faticano a camminare sul terreno. Il muso appuntito permette di sfruttare al meglio una lunga lingua, che serve all’animale per ingerire formiche, termiti e altri insetti, proprio come avviene per i classici formichieri.

Originari dell’Asia meridionale e dell’Africa subsahariana, sono oggi presenti in molti luoghi dell’Oriente, tra cui la Cina, le Filippine e il Borneo. Un fatto che deriva dai loro habitat ideali, caldi e umidi, dove è più probabile rinvenire gli insetti di cui sono particolarmente ghiotti. Sebbene la famiglia dei Folidoti sia unica, al suo interno si trovano però moltissime varietà di pangolino: da quello delle Filippine fino al Gigante, passando dal tricuspide all’arboreo e molti altri ancora. Nonostante le caratteristiche biologiche rimangano abbastanza simili, può persistere una certa diversità sul fronte della stazza, da rappresentanti molto piccoli in dimensioni fino a quelli di ben un metro di lunghezza.

Con una longevità di circa 13 anni, i pangolini tendono a essere solitari. Inoltre, sfruttano un acido dall’odore acre emesso dalle loro ghiandole prossime all’ano, con cui marcano il territorio e segnalano la loro presenza, oltre che a scopi di riproduzione.

Così come già anticipato in apertura, il pangolino è una specie minacciata che rischia l’estinzione. Questo soprattutto a causa della caccia illegale e del bracconaggio, poiché le carni sono molto richieste e pregiate in alcune nazioni dell’Asia, sia per ragioni culinarie che relative alla medicina tradizionale.

3 giugno 2016
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