La loro è un’immagine adorabile e confortevole: agli occhi delle persone, i panda risultano simpatici e teneri. Studi recenti spiegano come questa percezione derivi dal loro aspetto e dalla conformazione fisica, che riporta alla memoria la figura di un bambino bisognoso di protezione: una serie di dati che hanno contribuito a distorcere l’indole reale del grosso orso bicolore. L’animale in cattività spesso non ricalca il suo pari in natura, perché la vita in gabbia o dentro un parco naturale limita la sua predisposizione reale. Questa divisione netta è molto importante per comprendere la vera natura dell’animale.

L’aspetto morbido, goffo e simpatico non dovrebbe trarre in inganno. Infatti, al cospetto di un panda selvatico, è bene non avvicinarsi con troppa sicurezza pensando di avere che fare con un personaggio dei cartoni animati. Piuttosto, è importante considerare come l’animale sia pur sempre un orso: come tale possiede una forza fisica massiccia data anche dalla stazza che può raggiungere i 150 chilogrammi. Forse non è scattante ma robusto e compatto, oltre che flessibile e in grado di afferrare oggetti con estrema facilità grazie al pollice opponibile. E con un morso così potente da superare quello del lupo, una robustezza mascellare data dall’abitudine di sgranocchiare il durissimo bambù.

Panda tra realtà e leggenda

L’evoluzione del panda l’ha spinto gradualmente ad abbandonare una vita fatta di alimentazione carnivora verso una completamente vegetariana. L’animale passa buona parte della sua esistenza a masticare il bambù, per questo possiede una flora batterica interna in grado di sintetizzare e digerire la cellulosa contenuta nella pianta. La scelta è ricaduta sul bambù anche perché facile da recuperare allo stato brado, senza la necessità di sprecare energia in strategie e tecniche per la cattura. La staticità della pianta consente al panda una vita rilassata e tranquilla, quasi tutta impiegata a sgranocchiare il coriaceo alimento.

Un’altra inesattezza è legata alla sfera sessuale dell’animale, le femmine ad esempio risultano fertili una volta l’anno e per solo due giorni. Per questo l’uomo si è lanciato nella crociata della riproduzione in cattività, stimolando l’animale con varie tecniche per l’inseminazione artificiale. In libertà, tuttavia, l’animale mette in atto un comportamento del tutto differente, come osservato e confermato dallo zoologo George Schaller. L’uomo ha potuto osservare un accoppiamento tra panda dal vivo e gli animali solitamente mettono in atto la pratica con un minimo di tre partecipanti (due maschi e una femmina). In tre ore gli esemplari si sono accoppiati 48 volte, cioè una media di una volta ogni tre minuti. Questo spiegherebbe perché in natura il panda concepisce più facilmente con parti annuali positivi: i cuccioli nel 60% dei casi raggiunge l’anno di età. La sua longevità esistenziale, pare a 20 milioni di anni, sottolinea come la cattività metta in pratica abitudini innaturali per l’animale che mai replicherebbe allo stato brado. La sua dimestichezza con il sesso striderebbe con le pratiche che l’uomo impone agli esemplari in gabbia.

16 marzo 2015
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