Impossibile non conoscere il panda, emblema di tante battaglie per la salvaguardia della natura. L’animale, noto come Ailuropoda melanoleuca oppure panda gigante o maggiore, è a tutti gli effetti un orso originario della Cina centrale. La sua casa risiede nelle regioni montuose del Sichuan e la sua immagine è simbolo della Cina stessa, nonché del WWF. Le prime notizie di questo singolare e affascinante animale giungono dal Miocene, cioè da circa 12 milioni di anni fa, con esemplari affini agli orsi dell’epoca, ormai estinti. Ma i primi fossili in linea con la conformazione attuale, seppur più piccola, furono trovati in Cina, risalenti a 3 milioni di anni fa. Il termine scientifico, Ailuropoda melanoleuca, in greco antico significa “piede di gatto-nero bianco”. E questa ultima colorazione definisce il manto del panda, con una testa e un corpo grande, nonché macchie nere intorno, agli occhi che spiccano sul pelo chiaro de muso.

Il panda possiede tecnicamente sei dita sulle zampe anteriori, anche se la sesta in realtà è un pollice anomalo, frutto di una modificazione dell’osso del polso. Il formato del corpo è maxi e può raggiungere i 150 centimetri per 160 chilogrammi. A dispetto del suo aspetto voluminoso, l’orso è quasi completamente vegetariano, a eccezione di qualche uova e insetto.

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Il suo menu è monotematico, ama il bambù che mangia in grandi quantità masticando costantemente e muovendo in contemporanea le orecchie. L’animale non va in letargo, può vivere fino a 40 anni e solitamente partorisce un cucciolo per volta. Ma il tasso di natalità è spesso molto basso: le femmine sono fertili solo tre giorni l’anno e, in caso di parto gemellare, la madre si concentra su uno solo dei cuccioli. I piccoli diventano indipendenti ai 18 mesi di età e, per assorbire nutrimento, a volte mangiano le feci della madre.

Tutela e sopravvivenza

Il panda è tra i cento animali a forte rischio estinzione: si contano solo 2.000 esemplari ancora in libertà. L’impoverimento del loro habitat, dato dall’ingerenza umana, unito a un basso numero di nascite, sta decretando la fine di questo animale così speciale. Per impedirne la sparizione è stato creato un centro per la riproduzione in cattività, in tandem con una maggiore salvaguardia degli esemplari ancora liberi. Ad esempio, l’introduzione di molte piante di bambù e collegamenti diretti e naturali tra gli esemplari a piede libero.

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Infatti il panda ama vivere da solo, tranne durante il periodo dell’accoppiamento, e questo rallenta il ripopolamento della specie. Il centro di ricerca nella valle di Wolong, in Cina, è un esempio di ripopolamento lento ma positivo. Le nascite in cattività sono pochissime e tutte per inseminazione, mentre i panda vivono in un ambiente naturale dove sono liberi e al contempo protetti. Nonostante il loro aspetto placido e rassicurante, sono comunque orsi dalla stazza importante, dal morso deciso e massiccio, quindi in grado di difendersi. In natura esiste un panda più piccolo, noto come panda minore o anche panda rosso, che ricorda una simpatica volpe. Secondo gli studi, la sua origine sarebbe più legata alla famiglia dei procioni che a quella degli orsi.

28 agosto 2017
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