Palmyra: come si mangia

Con Palmyra si identifica il nome comune della palma indiana, la Borassus flabellifer, che produce un frutto chiamato nello stesso modo. Il frutto è piuttosto grande: ha infatti le dimensioni di una noce di cocco. La buccia è sottile e di colore scuro, tra il blu e il viola. La polpa, che è quanto si può consumare della palmyra, è invece gialla, molto dolce e dalla caratteristica consistenza fibrosa. All’interno delle fibre della polpa sono contenute evidenti sacche gelatinose, quasi trasparenti, che contengono un liquido dolce che nel gusto ricorda la semplice acqua zuccherata.

La palmyra cresce spontanea in Cambogia: si tratta di una palma di grandi dimensioni, il tronco è alto fino a 30 metri e negli esemplari adulti può raggiungere una circonferenza di quasi due metri alla base. Le foglie sono coriacee, di colore verde grigio, a forma di ventaglio e larghe fino a 3 metri. Hanno una classica nervatura centrale e il margine è diviso in larghi segmenti lineari. La pianta, come già detto, cresce spontaneamente dal Golfo Persico al confine cambogiano-vietnamita e viene comunemente coltivata in tutta l’India, nel Sud-Est asiatico e in Malesia. Non mancano alcune aree dedicate a questa coltura nelle Hawaii e nelle zone meridionali della Florida. La sua diffusione in India è tale che la palmyra viene anche piantata come palma frangivento nelle aree di pianura. Ogni esemplare produce circa 350 frutti all’anno.

Il frutto della Palmyra

I frutti maturi hanno un diametro di circa 15 centimetri. La buccia di copertura esterna è liscia, sottile, coriacea e marrone: diventa blu-viola. Dagli esemplari più freschi si ricava una morbida gelatina traslucida e dolce, quindi un liquido acquoso, sempre dolce e dissetante.

Il prodotto principale della palmyra

Margarita

Dai frutti della palma indiana si ricava soprattutto la linfa dolce, detta anche “toddy“. La linfa zuccherina viene localmente impiegata per la produzione di una bevanda fermentata e distillata, per per produrre un liquore alcolico detto vino di palma, o “arrack”.

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La linfa che si ottiene dai frutti è molto più nutriente dello zucchero di canna grezzo ed è una fonte di proteine, grassi, saccarosio e glucosio, ma anche sali minerali come calcio, fosforo, ferro e rame. La linfa fresca è anche una buona fonte di vitamine del gruppo B. La polpa del frutto, invece, garantisce un buon apporto di vitamine A e C.

Usi della Palmyra

Jam

I frutti più piccoli tra quelli raccolti sono destinati alla conservazione in salamoia di aceto. Quelli più grandi appena raccolti sono destinati, nelle terre di origine, al consumo come frutto fresco: in realtà, è molto più comune che si pratichi un foro per bere direttamente il succo zuccherino e rinfrescante.

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I frutti freschi si raccolgono solo per pochi mesi all’anno, da maggio fino a tutto agosto. La polpa è ottima per la realizzazione di confetture, bevande alcoliche e analcoliche, fantasiosi cocktail e per addolcire composizioni di frutta o succhi, centrifugati ed estratti di frutta fresca di stagione.

Nel complesso si tratta di un frutto poco calorico che apporta solo 43 kcal per ogni porzione da 100 g.

Medicina popolare

In India, e nelle altre aree dove la pianta è indigena, la medicina tradizionale considera la palmyra un efficace rimedio per diverse patologie: Tutte le parti della pianta hanno sono considerati utili. Le radici gli esemplari più giovani sono considerati un efficace diuretico e un antielmintico: il decotto si impiega per la terapia delle malattie respiratorie.

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Le infiorescenze essiccate vengono utilizzate per alleviare il bruciore di stomaco e i sintomi legati all’ingrossamento della milza e del fegato. Il decotto di corteccia, leggermente salato, si usa come collutorio e il carbone prodotto dalla corteccia come dentifricio. La linfa estratta dai fiori è apprezzata come tonico, diuretico, stimolante, lassativo e amebicida.

19 febbraio 2018
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