Nonostante la data del 16 settembre sia stata scelta per ricordare la firma del Protocollo di Montreal (1987) con il quale vennero messi al bando i CFC, la Giornata Internazionale per il Mantenimento dello Strato di Ozono, promossa dall’UNEP (Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite), comincia con un dato decisamente negativo.

Secondo i dati raccolti da numerosi team di ricercatori, infatti, il 2011 avrebbe registrato un peggioramento significativo della situazione, indicando una preoccupante perdita del 40% di ozono soprattutto al Polo Nord.

Una spiegazione del fenomeno è stata fornita dal climatologo Vincenzo Ferrara, responsabile della rivista scientifica on line EAI dell’ENEA:

In Antartide la situazione è migliorata, ma, nel 2011, è sull’Artico che si registra una perdita record di ozono, una perdita mai registrata così.

A provocare tale fenomeno è stato un vortice polare artico molto forte e intenso, registrato a marzo proprio mentre scoppiava la crisi nucleare in Giappone e probabilmente collegato al cambiamento della circolazione atmosferica e al clima.

Quando l’atmosfera si riscalda, infatti, la circolazione a grande scala (sinottica) si intensifica nelle zone polari, facilitando la distruzione del’ozono e provocando un’abbassamento di intensità dei venti agli equatori.

Dopo aver specificato che una delle ulteriori conseguenze di questa situazione sarebbe una decisa diminuzione della produzione di energia elettrica da parte degli impianti eolici di quelle aree, Ferrara ha quindi concluso il proprio intervento sottolineando che, una volta tanto, la diminuzione dell’ozono “non è attribuibile al freon o ad altri composti lesivi dell’ozono stratosferico rilasciati direttamente dall’uomo”.

16 settembre 2011
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