La lotta contro l’obesità infantile si fa sempre più serrata. Sono molti i Paesi che si stanno attivando per risolvere quella che sta diventando un’epidemia. In molti stati la percentuale dei bambini in forte sovrappeso è in continua crescita. Uno di questi è il Cile: qui il 9,5% dei bambini sotto i cinque anni è obeso e oltre il 30% di quelli fino ai sette anni è in sovrappeso.

Per questo è appena stata varata una nuova legge che entrerà in vigore il 27 giugno e che prevede l’aggiunta di una scritta, “alto en” (ad alto contenuto di) per i prodotti alimentari in cui ci sono contenuti di calorie, grassi, sale o zuccheri che superano la soglia raccomandata.

Gli alimenti che per queste caratteristiche sarebbero considerati “poco salutari” non potranno essere pubblicizzati in tv, nelle fasce orarie in cui sono i bambini i principali spettatori, non potranno essere venduti nelle scuole e la loro vendita non potrà essere incentivata da giocattoli o figurine in omaggio. A essere interessati da questo provvedimento, oltre all’Happy Meal di McDonald’s, anche il Kinder Sorpresa, in quanto contiene già dentro un giocattolino destinato ai più piccoli.

In Italia si tratta di uno dei prodotti a più largo consumo per l’infanzia, in Cile invece sarà vietato. Non è prima volta che la Ferrero, multinazionale italiana specializzata in prodotti dolciari, si ritrova a dover fronteggiare “limitazioni” di questo tipo.

Già nel dicembre scorso era uscita la notizia della messa al bando negli Stati Uniti dei noti ovetti con sorpresa. In quel caso l’accusa non era legata al contenuto calorico o in grassi, ma era riferita alla pericolosità delle piccole sorprese contenute all’interno dell’involucro di cioccolato. Secondo una legge, del lontano 1938, i generi alimentari non potrebbero essere venduti assieme a prodotti non edibili.

A giugno dell’anno scorso era stata invece la Nutella ad essere presa di mira: il ministro dell’Ecologia francese Ségolène Royal, durante un’intervista al Grand Journal di Canal +, aveva parlato del prodotto come “non sostenibile” a causa dell’utilizzo di olio di palma e si era addirittura spinta ad invitare tutti a non consumarla.

In quell’occasione la Ferrero aveva risposto che l’olio di palma utilizzato rispetta le normative della catena di approvvigionamento previste dalla Tavola Rotonda sull’Olio di Palma Sostenibile (Roundtable on Sustainable Palm Oil – RSPO) e che l’azienda inoltre si è impegnata per istituire la Palm Oil Charter, con il fine di contrastare la deforestazione e sostenere le comunità locali.

21 giugno 2016
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