L’Agenzia Internazionale dell’Energia, l’istituzione che sovrintende alla ricerca e allo sviluppo dell’approvvigionamento energetico su scala globale, lancia un avvertimento che sembra un vero e proprio grido d’allarme e lo fa attraverso l’autorevole voce del suo presidente:

Gli attuali livelli di approvvigionamento e consumo energetico sono chiaramente insostenibili, sia da un punto di vista economico, sociale e ambientale. Possono e devono essere cambiati

La citazione di Nobou Tanaka, presidente dell’Agenzia e riportata nel World Energy Outlook 2008, non lascia scampo a divagazioni o ad alternative. Il mondo sviluppato non sta facendo abbastanza sforzi per contenere le sue emissioni inquinanti e nel frattempo stanno crescendo le richieste energetiche da parte di molti paesi in via di sviluppo. Tutto questo in un contesto di congiuntura economica sicuramente poco rassicurante.

Secondo il rapporto i consumi crescono vertiginosamente, procurando danni economici e ambientali non indifferenti. Molte materie prime cominciano a scarseggiare in maniera preoccupante e se non vi sarà un deciso cambiamento di rotta, entro il 2030 la temperatura globale del pianeta potrebbe aumentare di oltre 6 gradi centigradi, mettendo a repentaglio molti eco-sistemi.

Senza perdersi in dati e cifre sconfortanti, dall’analisi del rapporto si evince chiaramente la necessità di investire massicciamente sulle risorse rinnovabili. Qualcosa sta iniziando a muoversi, ma il ritardo di molti paesi è evidente. I maggiori imputati sono i paesi asiatici, sempre più avidi di risorse e restii a rinunciare allo status di potenza industriale. Cina e India, secondo quanto illustrato da Tanaka, contribuiranno nei prossimi anni all’assorbimento della metà dell’energia globale.

Mostruose le cifre evidenziate dal rapporto, che non vede altra via di uscita se non l’investimento della considerevole cifra di 26 miliardi di dollari nella costruzione, nello sviluppo e nella ricerca di nuove fonti di approvvigionamento energetico eco-sostenibile. Tutto questo da qui sino al 2030. Auspicabile inoltre l’adozione del protocollo 20-20-20 proposto dalla UE da parte delle maggiori potenze industriali per evitare inesorabili e repentini rialzi dei prezzi e del fabbisogno.

L’unica nota positiva del rapporto riguarda il consumo di petrolio, rivisto al ribasso, anche a causa della crisi economica. Tanaka si augura quindi una presa di coscienza globale del problema già in vista dei vertici ONU su clima e ambiente previsti per la fine di quest’anno.

14 novembre 2008
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