L’osteoporosi è classificata tra le malattie scheletriche. Nel tessuto osseo esiste un delicato equilibrio di formazione dell’osso e di riassorbimento, ossia disgregazione del tessuto, e l’osteoporosi è quella malattia in cui la quota di disgregazione del tessuto è superiore alla neo-formazione. Questo disequilibrio comporta la riduzione complessiva della massa ossea. Le ossa diventano quindi sempre più deboli e, nel corso di questo decadimento, arrivano a raggiungere la soglia di frattura: il punto in cui il paziente può andare incontro a una frattura causata da un evento traumatico o meno, come potrebbero essere una forte botta o una caduta.

La perdita della struttura interessa sia lo strato corticale, ossia quello esterno, che quello trabecolare, ossia le unità strutturali.

La forma più nota e comune di osteoporosi è quella che riguarda le donne in età post-menopausale. Uomini e donne raggiungono il massimo della densità ossea in media intono ai 30 anni, e fino ai 40 anni si verifica nella maggioranza dei casi uno stato di equilibrio tra i processi di mineralizzazione e di disgregazione.
Dopo i 40 anni in entrambi i sessi si verifica un riduzione fisiologica della densità ossea dello 0.5% circa all’anno, nelle donne in menonopausa questa perdita arriva al 3-5% all’anno, nei sette anni successivi all’ultimo ciclo.

Le cause

L’osteoporosi, come abbiamo già detto, è nella maggior parte una patologia conseguente alla menopausa, tuttavia esistono altre cause scatenanti potrebbero essere:

  • anoressia;
  • malnutrizione;
  • età avanzata.

In alcuni pazienti l’osteoporosi è secondaria allo sviluppo di un’altra malattia:

  • ipertiroidismo;
  • iperparatiroidismo;
  • celiachia e morbo di Crohn;
  • insufficienza renale cronica;
  • fibrosi cistica;
  • distrofia muscolare di Duchenne.

Alcune forme di osteoporosi sono di natura genetica: è il caso osteogenesi imperfetta e dell’osteoporosi giovanile idiopatica.

I sintomi

L’osteoporosi è una malattia che può rimanere per anni asintomatica e manifestarsi improvvisamente con dolore intenso alle ossa e alla schiena, o con crolli vertebrali e fratture ossee, secondarie o meno a traumi: solo la frattura dell’anca e del radio sono più spesso soggette a una caduta. Le fratture più comuni sono quelle del polso, delle vertebrali, delle coste, dell’omero e le fratture di femore. Queste fratture avvengono in genere in pazienti in età avanzata e sono spesso causa della perdita dell’autosufficienza.

L’osteoporosi sintomatica si manifesta in genere con dolori acuti non irradiati.

Terapia

Il miglior modo per difendersi da questa patologia è seguire una adeguata prevenzione: regolare assunzione di calcio con la dieta, mantenere regolare il metabolismo della vitamina D con una adeguata esposizione ai raggi solari, fare regolare attività fisica. La concentrazione della 25-OH, ovvero la vitamina D, nel sangue andrebbe verificata nei pazienti a rischio e eventualmente corretti con l’adeguata somministrazione di supplementi.

I pazienti con osteoporosi conclamata devono – oltre che garantirsi una corretta assunzione di calcio con la dieta, il regolare metabolismo della vitamina D e fare attività fisica – anche assumere alcuni farmaci indicati per il trattamento della malattia. I trattamenti farmacologici ad ora disponibili sono:

  • i bisfosfonati, alendronato, risedronato, neridronato, ibandronato, clodronato;
  • il raloxifene;
  • il renelato di stronzio;
  • la teriparatide;
  • la calcitonina.

Nessun farmaco a oggi è in grado di guarire la malattia, ma solo di rallentare la progressione dell’osteoporosi. Tutti sono farmaci che devono essere prescritti dal medico curante.

26 settembre 2016
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