Quella di mantenere un piccolo orto in giardino è una pratica sempre più diffusa, anche nelle grandi città: complice forse la crisi economica, sono in molti gli appassionati a coltivare patate, pomodori, insalata, cavoli e tanto altro ancora in un piccolo appezzamento di terra, spesso anche sul balcone. Si è già diffusamente parlato delle regole guida per l’orto casalingo, ma quali sono le buone pratiche per la manutenzione nel tempo?

La cura dell’orto è un arte che richiede molta dedizione e passione, pena dei raccolti poco soddisfacenti o della verdura non gustosa così come ci si aspetterebbe. La manutenzione si esplica in due fasi: quella ordinaria, da praticare con frequenza, e quella autunnale per rinsavire il terreno.

Manutenzione ordinaria

La gestione ordinaria di un orto è abbastanza semplice, sebbene l’attività non debba essere presa con superficialità. Da praticare rapidamente almeno una volta alla settimana ed estensivamente una al mese, può essere praticata sia poco dopo la fase di semina che con le pietanze ben che cresciute. Di seguito, le fasi spiegate in breve:

  • Controllo: il primo step è ovviamente quello del monitoraggio. Si deve osservare il terreno per comprendere non sia troppo arido o troppo bagnato, analizzare foglie e pietanze in ricerca di eventuali parassiti, verificare l’eventuale crescita di piante infestanti;
  • Struttura: effettuato il monitoraggio, si deve innanzitutto provvedere agli eventuali danni strutturali causati dagli agenti atmosferici, come pioggia e grandine. Si chiudono gli eventuali fori sulle reti di protezione, si ripristini la recinzione perimetrale del terreno caduta per il vento o per l’azione di qualche animale domestico, si sostituiscono tubi e canne bloccati che potrebbero limitare l’approvvigionamento di acqua in fase di irrigazione;
  • Erbacce e parassiti: ciclicamente bisogna strappare le erbe infestanti dal terreno, perché rubano ossigeno e sostanze nutritive a quanto di coltivato. A questo si aggiunge anche un intervento anti-parassitario – meglio se con insetti cacciatori che con sostanze chimiche – qualora fosse necessario;
  • Terreno: di tanto in tanto il terreno deve essere rivitalizzato e ossigenato smuovendone lievemente la superficie, facendo attenzione però a non strappare involontariamente le verdure o a non scoprirne le radici. L’operazione può essere eseguita con un piccolo rastrello, da passare lievemente sul terreno senza pressione eccessiva.

Manutenzione autunnale/invernale

Manutenzione terreno

Digging Spring Soil With Shovel. Close-up, Shallow DOF via Shutterstock

Oltre alla gestione ordinaria, si deve provvedere almeno una volta l’anno a degli interventi specifici per rivitalizzare il terreno e prepararlo alle successive semine. Questa operazione è ideale in autunno, ma anche ai primi freddi dell’inverno, quando l’orto è ormai libero da frutta e verdura e la semina non è ancora avvenuta. Di seguito, alcuni compiti irrinunciabili:

  • Raccolta: prima di procedere alla cura del terreno, si raccolgano gli eventuali prodotti rimasti nell’orto, siano essi maturi o ormai appassiti. A meno che non si tratti di colture che durano per più anni consecutivi – ad esempio le radici tuberose – il terriccio andrebbe teoricamente liberato oppure diviso in porzioni: quelle dedicate alle piantagioni ancora in crescita e quelle, invece, libere e pronte per essere trattate. Attenzione, però: quanto di estratto non va buttato, ma può essere inserito nel compost per ottenere un ottimo fertilizzante;
  • Ossigenazione: nelle aree libere da coltivazione, si smuova con energia il terreno, così da incentivare il passaggio d’ossigeno dopo la tipica solidificazione estiva. Questa operazione può essere eseguita con una piccola zappa. In alcuni casi è anche consigliato agire in profondità, così da portare in superficie quel terriccio ancora ricco di sostanze nutritive;
  • Concimazione e fertilizzazione: smosso il terreno e lasciato riposare per qualche giorno, è utile procedere alla sua fertilizzazione. Qualora si ricorra al compost, lo si adagi su tutta la superficie e si zappi nuovamente il terreno, affinché terriccio e humus diventino omogenei. Se invece si preferiscono concimi di origine animale come il letame, basterà ricoprire l’area e così lasciarla fino alla prossima semina;
  • Irrigazione e semina: anche se non ancora coltivato, un terreno va comunque irrigato, ovviamente con dosi minori d’acqua considerato come il clima invernale ben si presti a pioggia e neve. Già in inverno, poi, si può vagliare la fase di semina per quelle pietanze che richiedono una coltura al freddo, ad esempio la lattuga a cappuccio o la regina dei ghiacci;
  • Struttura: l’autunno è il momento ideale per la risoluzione di tutti i danni occorsi durante l’anno, tra reti, recinzioni, canali di irrigazioni, canne e tubi, serre, rivestimenti in plastica, isolanti e molto altro ancora.

30 dicembre 2013
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