Cantare, ballare, camminare su due zampe e seguire gli ordini a bacchetta non è certo la massima aspirazione degli orsi polari. Questi plantigradi dal manto bianco, e dall’esistenza sempre minata dal pericolo dell’estinzione, sono l’attrazione principale delle esibizioni di Yulia Denisenko. La donna li addestra con energia così che possano esibirsi come attrazione primaria nel circo sovietico itinerante di cui fa parte. Yulia, che si è esibita anche con il circo Bolshoi, utilizza questi grossi animali per i suoi spettacoli: le immagini degli orsi costretti a pose del tutto innaturali hanno sconvolto l’opinione pubblica, in particolare le associazioni animaliste.

Jan Creamer, presidente della Animal Defenders International, considera sbagliata questa trasformazione in burattini di questi animali così intelligenti. Gli orsi impiegati durante le esibizioni della Denisenko sono costretti a camminare in modo innaturale su due zampe, cantare e suonare uno strumento quindi sottomettersi fisicamente alla donna che li guida con piglio deciso. La presenza di una museruola di ferro che blocca il loro muso accentua la condizione di sofferenza e inutile abuso. La stessa istruttrice conferma che, per ottenere questo genere di sottomissione, si devono bloccare con la forza tutti gli istinti e i comportamenti naturali.

Elisa Allen, direttore associato della PETA, sottolinea come la Russia sia una voce fuori dal coro nei confronti dell’utilizzo degli animali come attrattiva. Sempre più nazioni vietano l’uso degli animali nel circo, mentre la Russia non riesce a staccarsi da questa ritualità pericolosa e obsoleta. Costringendo questi esemplari selvatici a performance umilianti e stupide solo per divertire la massa.

Come sostiene la Allen, da una conversazione diretta con gli addestratori dei vari circhi è emerso come, tra le metodologie di sottomissione più utilizzate, esistano comportamenti disturbanti. Gli orsi vengono picchiati con barre di metallo, bruciati con sigarette, feriti brutalmente mentre i cuccioli sono costretti a rimanere su due zampe con una catena al collo. A ogni cedimento le maglie si stringe intorno al collo soffocandoli.

Molti cuccioli muoiono prima della dura pratica della formazione, a causa dello stress della cattura, delle estenuanti condizioni di trasporto, ma anche della privazione di cibo, della disidratazione e delle violenze gratuite […]chi sopravvive si ritrova il muso trafitto da aghi roventi e una corda che attraversa il setto nasale.

25 febbraio 2016
In questa pagina si parla di:
Fonte:
I vostri commenti
fabio frascaroli, venerdì 26 febbraio 2016 alle10:57 ha scritto: rispondi »

Lanciate una petizione e inviatela a tutti gli iscritti. Proviamo a fare pressione!!

Lascia un commento