Un letargo davvero breve quello dell’orso Francesco: solo quarantotto giorni da dedicare al riposo. Purtroppo la risalita delle temperature, con annesso clima umido, ha risvegliato l’animale dal giusto sonno. E così l’esemplare ha iniziato a perlustrare la zona tra Preone, Verzegnis e Socchieve sulle Alpi, alla ricerca di cibo e semi. Una finta primavera, con i suoi diciassette gradi, l’ha convinto ad abbandonare la sua calda e comoda tana, certo fosse giunto il momento del risveglio di Madre Natura. Ma, in realtà, questo calore improvviso cederà il passo a una discesa dei gradi che, durante le prossime settimane, torneranno all’interno degli standard di stagione. Eppure, per il plantigrade, non vi sarà modo di riprendere il sonno interrotto.

L’animale aveva deciso di entrare in letargo solo il 31 dicembre, in ritardo rispetto alla tempistica consueta. Come sempre il meteo ci aveva messo lo zampino e la prima nevicata giunta a Capodanno l’aveva finalmente assicurato al sonno. Purtroppo il caldo improvviso ha riportato l’orso sui percorsi soliti per cercare cibo e, in particolare, i semi di faggio di cui è ghiotto. Francesco, 9 anni per 189 chili, è seguito con cura da Stefano Filacorda, ricercatore del dipartimento Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine. L’uomo, che si avvale di un team di studenti molto tenaci ed efficienti, ha seguito il percorso dell’animale fino al letargo.

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Per un lungo periodo il plantigrade è stato monitorato, seguito e osservato a distanza. Per constatare la sua condizione di salute gli sono state fornite esche alimentari, nel dettaglio brioches offerte dalla panetteria gestita da Claudia a Treppo Grande e sistemate da Francesco Bertolini. Per due mesi, giorno dopo giorno, il ragazzo non ha ceduto allo sconforto posizionando il cibo per attirare l’animale che, alla fine, ha ceduto alla golosità entrando nella gabbia. Dopo essere stato sedato da parte del veterinario, Francesco – ribattezzato in onore di Bertolini – è stato misurato, visitato e chippatto. Il plantigrade, che poi ha ripreso la vita in natura, rientra nel gruppo degli M4, ovvero quelli più temuti. Ma dopo aver abbandonato il Trentino in favore del Friuli pare abbia cambiato atteggiamento, umore e anche dieta. Ghiotto di mais, noci e semi, l’animale è ora alla ricerca delle nuove scorte per affrontare l’arrivo reale della primavera.

22 febbraio 2017
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