L’orso polare è una delle specie animali a più alto rischio d’estinzione, non a caso è spesso scelto per le campagne di sensibilizzazione sui cambiamenti climatici. Il global warming e il conseguente scioglimento dei ghiacci stanno modificando pesantemente l’habitat naturale del plantigrade, tanto da renderne impossibile la sopravvivenza. Una recente ricerca congiunta tra Stati Uniti e Canada dimostra come questi animali siano in netto calo, soprattutto in alcune zone dell’Artico.

Lo studio è stato condotto da un team di ricercatori di vari atenei e organizzazioni, tra cui Environment Canada, l’Università di Alberta, il Fish and Wildlife Service statunitense, Polar Bears International e Western Ecosystems Technology. L’obiettivo quello di monitorare la popolazione di orsi polari nelle zone a sud del mare di Beaufort, confrontandone i dati con quelli già raccolti dal 2004 al 2007. I risultati dell’indagine sono davvero preoccupanti.

A 10 anni di distanza dalla prima rilevazione, sembra che il numero degli orsi polari presenti in queste zone sia calato del 40%. A esserne maggiormente colpiti gli esemplari più giovani: degli 80 cuccioli rilevati tra il 2004 e il 2007, sembra che solo due orsi siano riusciti a sopravvivere. Fortunatamente, a partire proprio dal 2007 si assiste anche a una stabilizzazione, proseguita fino al 2010 con 900 esemplari rilevati.

Nonostante questo rallentamento, la scomparsa nell’Artico continua a passo inesorabile. Gli scienziati spiegano come le condizioni rimangano poco favorevoli per il corretto sviluppo degli orsi, soprattutto per i cuccioli che devono rimanere sempre più a lungo separati dalle madri, queste obbligate a spingersi in aree mai dibattute alla ricerca del cibo. Fatto ancora più grave, la questione non è di facile risoluzione: non sono sufficienti i progetti di salvaguardia e gli eventuali interventi di ripopolamento, poiché la perdita è fortemente connessa con lo scioglimento dei ghiacci e ai trend dei cambiamenti climatici. Se non si provvederà al più presto con delle politiche di contenimento delle temperature, l’esito più grave sarà praticamente inevitabile.

21 novembre 2014
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