Una situazione complicata, quella vissuta dagli orsi polari in Canada, meglio noti come orsi di Churchill. Questi esemplari dal manto bianco, ogni anno, migrano verso la Baia di Hudson alla ricerca di cibo. Solitamente il luogo è caratterizzato da una forte presenza di ghiaccio: lo stesso mare solidifica grazie alle basse temperature. Ma negli ultimi anni la tendenza è stata piuttosto sfavorevole per i plantigradi: le temperature fin troppo miti hanno raggiunto recentemente i più tre gradi. Un’anomalia importante e pericolosa sia per l’ambiente che per la sopravvivenza di animali, abituati a temperature di almeno venti gradi sotto lo zero.

Questo cambio climatico ha ridotto le presenze conseguenti alle migrazioni, con percentuali pari al 22% in meno negli ultimi trenta anni. Sconfortanti anche le cifre relative agli orsi polari nel mondo, con numeri davvero bassi e preoccupanti. A oggi sopravvivono a fatica circa 26.000 esemplari, con un 60% di presenze solo in Canada, Alaska e Groenlandia, mentre nella zona di Churchill sono circa 900-1200 le unità. Un vero e proprio allarme dato anche dalla diminuzione costante del ghiaccio che, secondo gli esperti, finirà per scomparire nel 2050.

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La mancanza di cibo e di un habitat più consono ha cambiato radicalmente la dieta di questi animali, un tempo solo carnivori e dediti alla pesca. Ora però costretti a cibarsi anche di bacche e alghe, ma anche dei cuccioli della loro specie. Recentemente sono stati uccisi due cani razza Canadian Eskimo e gli orsi si sono spinti fino alle più vicine abitazioni, in cerca di cibo e alimenti da scovare nell’immondizia. La Wild Conservation Management sta cercando una soluzione per questi animali e, dopo averli narcotizzati e catturati, li cura e sfama per trenta giorni. Per poi rilasciarli in libertà in una zona antartica a circa settanta chilometri dalla baia di Churchill. È sconfortante osservare questi grossi animali peregrinare senza meta alla ricerca del poco cibo presente, sempre più vittime dell’ingerenza umana.

17 novembre 2016
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