Orfani di elefante, custodi dei rifugi diventano genitori

Elefanti mastodontici e maestosi: a dispetto della loro fisicità, rischiano spesso l’esistenza. Tra l’ingerenza umana, che riduce i loro spazi vitali, e il bracconaggio, questi animali così sensibili vivono in difficoltà. A incidere sulla quotidianità è la pressante e illegale richiesta di avorio che, per il solo guadagno, minaccia la loro sopravvivenza. E così, da molto tempo, moltissimi cuccioli rimangono orfani perché depredati della presenza dei loro genitori, uccisi per le loro zanne da vendere al mercato nero.

L’associazione David Sheldrick Wildlife Trust (DSWT) da tempo ha preso a cuore la sorte di questi piccoli, soli e senza più protezione. Il progetto rivolge la sua attenzione agli esemplari ormai soli che, con molta cura, vengo accolti presso il centro in Kenya.

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La struttura sta lavorando con attenzione per assicurare un futuro migliore ai moltissimi cuccioli recuperati lungo i territori. E per sopperire alla mancanza delle figure familiari lo staff si è attrezzato, cercando di sostituire questi importanti affetti. Moltissimi operatori del centro vivono fianco a fianco con gli orfani, passando le notti a pochi metri per non fargli patire la solitudine. La loro è una presenza tangibile, così forte e vera, che i cuccioli possono contare su di loro al momento del risveglio. Ma anche sulla certezza di un biberon in misura, per la colazione del mattino.

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Molti custodi di questi piccoli sono a loro volta dei genitori, quindi hanno potuto replicare meccanismi e comportamenti già messi in atto in famiglia. I piccoli sono sempre cuccioli, a dispetto della specie, per questo quello che serve è curarli, cambiare loro il giaciglio se sporco e nutrirli. Molti degli elefantini si svegliano durante la notte, esattamente come i neonati, cercando coccole, latte e rassicurazioni. Per questo motivo molti custodi condividono lo spazio con i cuccioli, dormendo sopra un materasso a pochi passi da loro. Un’accortezza importante e molto utile, per non farli sentire soli e spaesati. Spesso, per tranquillizzarli basta una carezza, una coperta adagiata sul corpo, un po’ di cibo. Una routine importante, che si rinnova ogni tre ore, ma che aiuta i più fragili e delicati nel processo di crescita.

3 luglio 2017
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