Orango rinchiuso in gabbia per 19 anni

Krismon ha vissuto per quasi due decenni all’interno di una gabbia angusta, posizionata all’esterno di quella che un tempo era la sua abitazione. La struttura di ferro arrugginito sembrava spaziosa e ampia per un cucciolo di orango, ma con il tempo e con la conseguente crescita si è rivelata una trappola. La scimmia non poteva arrampicarsi oppure stendersi adeguatamente, faticava anche a sdraiarsi. La porta era diventata così piccola, rispetto alla sua stazza, da impedirne l’uscita. E così, per quasi venti anni, Krismon è rimasto impropriamente prigioniero. Dopo essere stato venduto nel 1997 il piccolo, orfano di madre uccisa davanti ai suoi occhi, è stato consegnato a un membro dell’Indonesian Military, ovvero le forze armate del luogo.

Dopo un primo breve periodo in casa, accudito come cucciolo amorevole, l’orango crescendo è finito in giardino all’interno di una gabbia resistente. L’interesse iniziale è così scemato fino a scomparire, e la scimmia è scivolata nel dimenticatoio. Crescendo la struttura è diventata troppo piccola per il suo corpo e la sua permanenza in gabbia si è rivelata complicata. Alla morte del funzionario, nonché proprietario, la vicenda dell’esemplare è balzata agli occhi della Orangutan Information Centre (OIC) che, in tandem con la Natural Resource Conservation Agency, ha preso a cuore il suo futuro.

Un team di esperti si è presentato presso l’abitazione della famiglia dell’uomo e, tra le lacrime e le proteste dei presenti, ha tratto in salvo Krismon. L’orango era bloccato all’interno della sua prigione di ferro, impossibilitato a condurre una vita degna e tranquilla. Per troppi anni ha atteso che la parola libertà si trasformasse in realtà e ora potrà vivere serenamente presso il Sumatran Orangutan Conservation Programme, dove verranno considerate tutte le opzioni per un reinserimento in natura oppure per una vita protetta e libera presso il centro. L’orrore a cui è stato costretto è una realtà che investe molti animali della sua razza, spesso strappati alle braccia materne per finire in cattività patendo una vita di reclusione e sofferenza.

27 giugno 2016
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