Sempre più complicata e difficile l’esistenza per gli orango della zona del Borneo, tra Malesia e Brunei. Costretti a fuggire da quella che una volta era la loro casa, a scappare dalle foreste che lentamente stanno sparendo sotto i loro occhi. La coltivazione delle piantagioni di palma da olio stanno devastando un territorio naturale importante, sacrificando sia la flora che, in particolare, la fauna. Le scimmie sono così obbligate a cercare riparo e cibo presso le abitazioni e i villaggi più vicini, finendo prigioniere. Quando non vengono uccise, perché considerate di intralcio per la produzione, perciò vengono messe in catene e vendute.

I cuccioli sono gli esemplari più ricercati e commercializzati, perché piccoli e indifesi, ottimi come animali da compagnia. Ma la crescita e le abitudini di un animale selvatico non coincidono con la vita casalinga, e il più delle volte finiscono legati a catena o in gabbia. Una sorte simile è quella capitata all’orango Rawit che, fuggito da quella che un tempo era la sua casa, è stato catturato dagli abitanti del villaggio più vicino. Affacciatosi per cercare aiuto, è finito legato a un albero, in atteso della vendita. Poca attenzione e cure nei suoi confronti, l’animale visibilmente maltrattato, era tristemente vincolato al tronco della pianta con innumerevoli corde.

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Ma grazie a una segnalazione in suo aiuto, è giunto il team del Center for Orangutan Protection’s APE Crusaders and Orangutan Outreach. Dopo averlo liberato dai vincoli e trasportato presso il centro, l’animale è stato curato e seguito per due intere settimane. Le ferite sulle sue zampe sono state medicate con molta attenzione, mentre Rawit è stato affiancato fino alla ripresa completa delle forze. Giudicata idonea al rientro in natura, la scimmia è stata accompagnata in barca all’interno di una foresta protetta e sicura, dove ha potuto rimettere piede nel suo habitat. Con un po’ di fortuna l’animale riprenderà la via della vita selvaggia, lasciandosi alle spalle il passato per sempre.

14 novembre 2016
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