L’opossum del miele possiede una storia evolutiva molto particolare: le tracce del suo passaggio arrivano solo a 35.000 anni fa. Secondo gli studi, sarebbe l’unico marsupiale sopravvissuto della sua specie, dopo il distaccamento dalla linea opossum-canguro. Infatti questo animaletto è un parente molto lontano dell’opossum, l’unico del genere Tarsipes. Nonostante sia noto come opossum del miele, non si ciba dello stesso, ma del nettare, del polline dei fiori e di insetti cui è fortemente ghiotto. Vive in Australia sudoccidentale, dove la presenza di fiori è ancora molto vasta, nonostante le aree verdi si stiano riducendo lentamente. Noto anche topo del miele, per la sua somiglianza con il roditore, possiede una corporatura piccola che nei maschi raggiunge i dieci centimetri di lunghezza e nelle femmine qualche centimetro in più: coda esclusa. Questa è lunga e prensile, mentre il colore del pelo è tendenzialmente grigio e marrone e i fianchi risultano più rossastri. Lo caratterizzano tre linee scure posizionate sul dorso, ma anche un muso affusolato con lingua lunga setolosa e palato con struttura ruvida, utile a raschiare il polline. I denti sono piccoli e poco numerosi.

L’animale si muove velocemente tra alberi e vegetazione: con l’aiuto delle zampe è in grado di afferrare stabilmente i rami. Ma l’equilibrio è assicurato anche dalla coda perché, con le zampe, è intento a esaminare i fiori per recuperare il cibo. L’opossum del miele è in grado di accoppiarsi più volte durante l’anno, producendo più di una cucciolata composta in media da tre massimo quattro piccoli. Vengono accuditi nel marsupio fino al completamento dello sviluppo, ma già dopo pochi giorni possono aggrapparsi al dorso della madre. Durante il periodo successivo possono seguirla nella ricerca del cibo, al raggiungimento delle undici settimane i cuccioli guadagnano l’indipendenza lasciando il nido materno.

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Per questioni di necessità gli opossum del miele possono formare un piccolo branco, che entra in semi letargo appena il clima diventa freddo e il cibo scarseggia. Preferiscono la vita libera e selvaggia, ma se sono costretti in cattività mostrano un atteggiamento nervoso. In particolare le femmine, che possono risultare maggiormente dominanti.

Curiosità

Gli aborigeni chiamano l’opossum del miele “noolbenger” e l’animaletto vive prevalentemente di notte, quando esce allo scoperto per cercare cibo. Il periodo fertile e delle nascite dei cuccioli è assoggettato alla diapausa embrionale, ovvero dopo il concepimento l’embrione resta in pausa in attesa che la cucciolata precedente lasci il marsupio. Per questo l’opossum del miele può partorire con una frequenza elevata e continua.

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Il piccolo marsupiale non è a rischio estinzione ma, come anticipato, la riduzione costante delle aree verdi sta incidendo sulla possibilità di cercare cibo. L’avanzare della desertificazione e l’ampliamento delle aree urbane, alla lunga, potrebbero trasformarsi in una minaccia reale per la sopravvivenza di questo simpatico e delicato animaletto.

31 agosto 2017
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