Un nuovo duro attacco nei confronti dell’omeopatia come strumento terapico arriva dal Regno Unito. Esperti londinesi hanno bollato tale metodologia con il poco lusinghiero appellativo di “quackery”, “ciarlataneria”, arrivando inoltre a sostenere che i suoi principi sono “non etici e sconvolgenti” e la sua base scientifica “non plausibile”.

A lanciare le nuove accuse verso l’omeopatia sono stati i medici del Royal Veterinary College London, che hanno analizzato dati e risultati contenuti in oltre 50 studi clinici condotti sugli animali nell’arco di più di 30 anni. Non usa mezzi termini l’autore principale della ricerca, appena pubblicata sulla rivista scientifica Veterinary Record, il professor Peter Lees:

Non è scientificamente plausibile che l’omeopatia abbia una qualsivoglia effetto. Non è possibile ricevere alcun beneficio e prescrivendo l’omeopatia potresti rimandare l’assunzione di farmaci che invece potrebbero portare alcuni benefici. In definitiva l’omeopatia è ciarlataneria e utilizzarla potrebbe prolungare la sofferenza e accorciare delle vite.

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Il nuovo studio si mostra quindi in linea con quanto sostenuto dall’NHS, il servizio sanitario britannico, il cui direttore esecutivo Simon Stevens si è così espresso in merito all’omeopatia:

Si tratta al più di un placebo e di un cattivo utilizzo delle scarse risorse economiche a disposizione del servizio sanitario britannico.

Lo studio britannico si posiziona, anche se con toni forse più duri rispetto ai precedenti lavori, in linea con quanto affermato dalla rivista scientifica Nature, che nel 2015 ha inserito l’omeopatia tra i 9 falsi miti della scienza, e con quanto richiesto in merito ai farmaci omeopatici dall’autorità per la concorrenza negli USA, per i quali la Federal Trade Commission hanno preteso l’inserimento in etichetta di “efficacia incerta”.

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Ha fatto discutere nel 2014 uno studio australiano, che indicava l’omeopatia come non efficace. Contro tale ricerca si è scagliata la AMIOT, Associazione Medica Italiana di Omotossicologia, affermando che le conclusioni tratte dai ricercatori erano “di parte e non veritiere”. L’Italia si è invece posizionata, secondo dati 2016, al terzo posto UE in termini di vendite dietro Francia e Germania.

Malgrado questo l’omeopatia ha registrato alcune importanti battute di arresto anche in Italia. Un esempio è la vicenda che ha visto un bimbo di 7 anni affetto da otite essere deceduto dopo una cura a base di prodotti omeopatici. Il piccolo è entrato in coma dopo circa 15 giorni dalla prescrizione e si è poi spento dopo poche giornate a causa di una encefalite.

Il medico che aveva in cura il bambino è scattata nel mese di luglio 2017 l’accusa di omicidio colposo, da parte dei PM, per non aver assistito al meglio il giovanissimo paziente, ovvero con l’ausilio di antibiotici che contrastassero l’infezione. Il dott. Massimiliano Mecozzi è stato inoltre sospeso dall’Ordine dei Medici di Pesaro per una durata di sei mesi.

17 ottobre 2017
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