È ormai in dirittura d’arrivo l’iter che vede l’omeopatia nella posizione di dover ottenere l’autorizzazione dell’AIFA. I prodotti omeopatici saranno chiamati a rispettare diversi parametri per ottenere la certificazione, seppure attraverso una procedura semplificata rispetto ai farmaci allopatici (i medicinali “classici”, che agiscono con principi attivi contrari a quelli che hanno scatenato la malattia) e quindi la possibilità di essere messi sul mercato, per quella che a tutti gli effetti sembra essere un’arma “a doppio taglio”.

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Se da un lato la necessità di ottenere l’autorizzazione AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) può rappresentare una sorta di trattamento paritario per l’omeopatia, in quanto necessaria anche per la distribuzione dei farmaci allopatici, dall’altro rischia di mettere alla porta un buon numero delle aziende impegnate nella produzione di rimedi omeopatici. Perplessità confermate dal presidente dell’associazione Omeoimprese Giovanni Gorga:

Le aziende hanno dovuto sostenere onerosi investimenti per adeguarsi alle richieste di AIFA e da gennaio 2019 tutti i medicinali omeopatici in commercio avranno ottenuto l’AIC, autorizzazione all’immissione in commercio, proprio come avviene per i farmaci allopatici. Vi sono però sostanziali differenze che rischiano di mettere in ginocchio il settore.

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Nel mirino sono soprattutto i tariffari relativi ai costi di autorizzazioni, modifiche (che costeranno 1500 euro anche per una minima variazione nel dossier) e delle pratiche necessarie alla messa in commercio e al mantenimento di tale status. Se i dossier già presentati potranno usufruire di una tariffa agevolata di 1000 euro ciascuno, in futuro serviranno tra i 10 e i 20 mila euro per procedere con l’autorizzazione. Un limite insormontabile, ha sostenuto Gorga, per le realtà più piccole, destinate a scomparire. Una mossa che favorirà i competitor esteri, prosegue il presidente di Omeoimprese:

Una mossa, l’ennesima purtroppo, che va a penalizzare l’industria nazionale lasciando invece carta bianca alle aziende straniere che, in Europa, sottostanno a regole e condizioni economiche meno stringenti. Le tariffe legate alla registrazione dei medicinali omeopatici e ad altre procedure, come ad esempio la variazione di un componente all’interno del farmaco, non possono essere le stesse che si applicano ai medicinali tradizionali.

26 ottobre 2017
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