Omeopatia per cani e gatti: l’allarme dai veterinari inglesi

Sempre più proprietari di cani e di gatti ricorrono ai rimedi omeopatici per curare i loro amici a quattro zampe, a volte anche su consiglio di alcuni specialisti. È quanto riportano i dati raccolti dai veterinari inglesi del Royal College of Veterinary Surgeons (RCVS), pronti a lanciare un allarme: non vi sarebbero prove che l’omeopatia sia di beneficio ai quadrupedi, sostengono i medici, pertanto si rischia di prolungare inutilmente il percorso di guarigione.

I veterinari hanno deciso di controfirmare un appello, sottoscritto oggi da oltre 3.600 medici, per sensibilizzare i proprietari sulle necessità di cura dei loro cani e dei loro gatti, sottolineando l’importanza dei classici trattamenti farmacologici soprattutto in caso di patologie gravi. Un richiamo che si sarebbe reso necessario, così come sottolineato dagli stessi membri della RCVS, a seguito dell’aumento di morti o conseguenze gravi derivate da malattie in realtà facilmente trattabili con la medicina ufficialmente riconosciuta. Così ha spiegato Chris Tufnell, vicepresidente senior RCVS:

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Ho visto cani morire per condizioni completamente prevenibili, come il parvovirus, una malattia estremamente dura ma evitabile. Tutto questo è davvero non necessario.

Così come riferisce il Telegraph, la British Association of Homeopatic Veterinary Surgeons si è contrapposta all’iniziativa della RCVS, sottolineando come l’omeopatia possa essere, a parere dell’organizzazione, una valida alternativa quando altri trattamenti non danno esito o in caso di animali allergici o sensibili a sviluppare effetti collaterali.

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In ogni caso, entrambe le associazioni consigliano ai proprietari di evitare il “fai da te” quando si palesano alterazioni della salute per il cane o il gatto, anche qualora i sintomi dovessero apparire modesti. Stringere un rapporto di fiducia con il proprietario è molto importante: gli animali, e in particolare i felini, tendono a celare all’esterno le loro condizioni di sofferenza o malessere, poiché questa condizione un tempo li avrebbe potuti esporre all’aggressione di predatori. Pertanto, il consulto con lo specialista veterinario rimane irrinunciabile.

20 novembre 2017
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