Mancano meno di 3 settimane all’inizio della Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e il Ministero dello Sviluppo Economico italiano, riunito in Conferenza dei servizi lunedì, non ha concluso l’istruttoria relativa al progetto “Ombrina Mare“, la realizzazione di una piattaforma petrolifera collegata ad una nave-raffineria (Ombrina Mare 2) che opererà poco più al largo di fronte alla costa teatina, in Abruzzo. Così facendo il Ministero ne ha di fatto dato il via libera.

Dalla maggior parte delle parti in causa l’azione è stata giudicata illegittima. Diversi sindaci dei Comuni costieri hanno preannunciato che ricorreranno al Tar. Il vicepresidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli ha avvertito che saranno fatti ricorsi in sede sia civile che penale. C’è inoltre la possibilità di fare presente il caso alla Commissione Europea. Il WWF ha già impugnato il decreto di autorizzazione sulla Valutazione di Impatto Ambientale e ha intenzione di tentare ogni carta per bloccare quello che definisce uno “scempio”.

Tutte le associazioni ambientaliste sono d’accordo nel giudicare il Governo “piegato alle lobby del petrolio e distante come non mai dal volere dei cittadini e dei territori”. Per arrivare a questo nulla osta il MiSE ha scavalcato ben due leggi regionali, votate dalla maggioranza della giunta regionale abruzzese: quella che ha da poco istituito il Parco Marino dei Trabocchi, proprio dove dovrebbe essere installata la piattaforma, e quella che vieta le attività petrolifere nel raggio di dodici miglia dalla costa, in accordo con una legge nazionale aggirata in seguito da un decreto del governo Monti. Duro il commento di Giuseppe di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo:

Il comportamento del Ministero dello sviluppo economico è inconcepibile e irresponsabile. Ci saremmo aspettati quantomeno una sospensione dell’iter autorizzativo, se non la revoca, viste le due leggi regionali vigenti che di fatto vietano la costruzione della piattaforma a largo della costa teatina.

Ci sembra assurdo che non sia stato minimamente tenuto conto del contenuto di due norme che sono state regolarmente votate e approvate dalla giunta regionale abruzzese, sulla cui illegittimità dovrà esprimersi nel caso la corte costituzionale e non di certo i funzionari del ministero stesso.

Dello stesso avviso anche Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia:

Il governo, e in particolare il Ministero dello Sviluppo Economico, ha colpevolmente ignorato la volontà di una intera regione. Ha considerato carta straccia gli atti ufficiali della Regione Abruzzo che ha approvato due leggi tese a vietare la realizzazione dell’opera, non ha tenuto conto della volontà di Enti locali e Associazioni imprenditoriali del turismo, pesca e produzioni agroalimentari che da sempre si sono opposti a quest’opera.

Greenpeace ricorda, oltre ai referendum sulle trivelle promossi da 10 Regioni, ora al vaglio della Corte di Cassazione, anche il fatto che tutte le Regioni italiane hanno adottato all’unanimità il cosiddetto “Manifesto di Termoli“, con cui si esprime la contrarietà dei governi locali all’accentramento statale delle decisioni sui temi dell’energia e della ricerca e sfruttamento di petrolio e gas in particolare.

Mentre il Coordinamento No Ombrina avverte che non si arrenderà e spera in un ribaltamento del risultato attuale, grazie ad esposti e ricorsi in tutte le sedi.

11 novembre 2015
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