Greenpeace chiede alla HSBC di interrompere i finanziamenti alle società indonesiane che distruggono il territorio per produrre olio di palma. La più grande banca europea presterebbe centinaia di milioni di dollari, sostiene l’associazione nel rapporto “Dirty Bankers”, a sei delle più distruttive aziende impegnate nelle piantagioni di palma.

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La HSBC ha partecipato, prosegue Greenpeace, a diversi consorzi che hanno prestato a tali sei compagnie indonesiane (Bumitama, Goodhope, IOI, Noble, POSCO Daewoo e Gruppo Salim/Indofood) circa 16,3 miliardi di dollari. Denaro che verrebbe quindi utilizzato, sostiene l’associazione, per attività che distruggono la foresta pluviale indonesiana, habitat degli oranghi. Come ha spiegato Martina Borghi, della campagna Foreste di Greenpeace Italia:

HSBC sostiene di essere una banca rispettabile, con politiche responsabili sulla deforestazione. Allora perché finanzia chi devasta le foreste? In Indonesia la distruzione delle foreste pluviali provoca devastanti incendi che mettono a rischio la salute di milioni di persone nel Sud-Est asiatico e minacciano il clima di tutto il Pianeta. HSBC non dovrebbe destinare miliardi a società che soffiano letteralmente sul fuoco.

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Tali attività avrebbero pesanti ripercussioni anche sulle condizioni di lavoro di chi lavora la terra e inciderebbe negativamente sulla piaga del lavoro minorile. Inoltre verrebbero espropriate terre alle popolazioni locali, sottolinea Greenpeace, per essere convertite a più redditizie, per le compagnie interessate, piantagioni di palma da olio.

Olio di palma e industria della carta tra i maggiori responsabili degli incendi che ogni anno distruggono nuovi ettari di foresta, mettendo inoltre a rischio migliaia di vite: la crisi sanitaria e ambientale derivata ha provocato, stima l’associazione, circa 100 mila morti premature nel Sud-Est asiatico.

Greenpeace chiede quindi alla HSBC di sottoscrivere il proprio regolamento a tutela delle foreste, rifiutando finanziamenti a quelle compagnie che rispettano le indicazioni di sostenibilità approvate dall’associazione. In particolare dovrebbero essere evitatr operazioni quali “deforestazione, drenaggio delle torbiere e sfruttamento dei lavoratori e delle comunità locali (“No Deforestation, No Peat, No Exploitation Policy”)”.

17 gennaio 2017
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